Una piazza per il priore Don Giuseppe Mainardi parroco per 60 anni a Torre, che realizzò la  scuola anche con i risparmi suoi e della mamma,  e che coinvolse i paesani nella ricostruzione di chiesa e campanile.

Una piazza per il priore
Don Giuseppe Mainardi
parroco per 60 anni a Torre,

che realizzò la  scuola anche con i risparmi suoi e della mamma,  e che coinvolse i paesani nella ricostruzione di chiesa e campanile.

Articolo di Marco Sabia, da “Il Tirreno” del 16/02/2020

 

Il suo nome si legherà per sempre alla piazza per la quale si è speso tanto nei suoi sessant’anni da priore alla Torre: don Giuseppe Mainardi – parroco della frazione dal 1939 al 1999 (anno della morte) – darà il nome alla nuova piazzetta in fase di completamento accanto alla chiesa e al campanile che il prete in prima persona contribuì a ricostruire dopo la guerra.  La giunta comunale guidata dal sindaco Alessio Spinelli ha infatti avallato la proposta del consiglio pastorale torrigiano e a questo punto manca solo l’ok del prefetto di Firenze. Un passaggio più che altro burocratico, perché le normative sulla toponomastica prevedono vincoli di intestazione solo per chi è morto da meno di dieci anni (salvo che non si tratti di personalità di rilevanza nazionale, come ad esempio piazza Enzo Biagi a Fucecchio, per le quali si deroga più facilmente).  Ma lo storico parroco è venuto a mancare ormai 21 anni fa, quindi questo problema non si pone. Don Giuseppe Mainardi nasce a Palaia nel 1910 e muore il 12 giugno 1999. Priore di Torre dal febbraio 1939 fino al 1999, nel Natale 1991 a causa di un ictus viene ricoverato in varie case di cura e poi all’ospedalino di Castelfranco di Sotto.
Affiancato dai preti della Collegiata di Fucecchio, don Mainardi resta comunque parroco di Torre fino alla morte. Ogni domenica tornava in parrocchia e nella sua canonica per incontrare nuclei familiari, salutare vecchi amici, pregare nella sua chiesa (grazie alla parente Isabella Maltomini che lo accompagna e lo segue negli anni della malattia). Dopo i disastri della guerra, ricostruisce la nuova e grande chiesa di Torre tra il 1946eil 1947. Il campanile infatti era stato minato dai tedeschi e poi venne fatto saltare, finendo addosso alla chiesa.
Ricostruisce il campanile nel 1952, dopo che era riuscito a convincere l’ufficiale tedesco a fargli salvare almeno le campane.  Acquista la casa del fascio negli anni Cinquanta e la amplia enormemente sul retro della piazza di Torre tra la fine degli anni ’60 e il 1982 per realizzare locali da destinare a asilo nido, scuola materna parrocchiale, aule per il catechismo e cinema-teatro (negli anni ’80 e ’90). Ciò fu possibile grazie alle offerte dei parrocchiani, ex parrocchiani e ai risparmi personali del priore e alla pensione della madre centenaria Ada Bonsignori, un punto di riferimento per molte generazioni di torrigiani dagli anni quaranta in poi. Nel 1982 ristruttura l’interno della chiesa con le opere dell’artista di fama internazionale Arturo Carmassi, che viveva a Torre.
Nel 1992 il priore, con i propri risparmi personali, fa costruire una chiesa in Pakistan, a Faisalabad , intitolata al patrono di Torre San Gregorio Magno Papa, per sostenere una comunità cristiana in quella lontana terra del Medio Oriente. Le sue vicende di vita sono raccontate nel libro di Francesco Campigli dal titolo “Al tempo del priore Don Giuseppe Mainardi”. Il quale sarà ricordato anche per le festività del patrono di Torre, su iniziativa dell’attuale parroco Don Castel. A don Mainardi è intitolato anche un comitato, presieduto da Livio Frediani (storico parrocchiano) e animato da molti torrigiani, tra cui Giuliano Frediani.

 

 

Livio Frediani appena ha letto questo articolo si è sinceramente emozionato, e mi ha confidato una immensa felicità nel sapere che finalmente l’iter della intitolazione della nuova piazza a Torre, al suo amico Don Giuseppe Mainardi si era concluso positivamente.

Livio mi ha detto con soddisfazione: “Finalmente al nostro priore storico di Torre sono stati dati gli onori che meritava; per 60 anni ha servito e guidato questa frazione, soprattutto nei momenti difficili della guerra e dopo-guerra. Tutti dobbiamo esserne felici di questa cosa. Un ringraziamento particolare a te Giuliano che hai avuto questa bella idea, al priore Don Castello ed al Consiglio Pastorale che hanno avallato questa iniziativa, all’amministrazione comunale di Fucecchio ed il Sindaco Alessio Spinelli che l’hanno realizzata.”

Livio Frediani è Presidente onorario, per acclamazione, del “Comitato in memoria di Don Giuseppe Mainardi Priore di Torre dal 1939 al 1999” , costituito con la “benedizione” di Mons. Andrea Cristiani, Arciprete di Fucecchio e Delegato episcopale per la nostra Unità Pastorale.

 

Pagina dedicata alla Storia della frazione Torre e del suo Priore Don Giuseppe Mainardi

 

I torrigiani ringraziano l’amico Marco Sabia per il bellissimo articolo pubblicato su “ Il Tirreno ” e per la lieta notizia dell’intitolazione della nuova piazza al nostro parroco storico “Don Giuseppe Mainardi”.

 

Don Castello consacra i colori bianco-celesti della Contrada Torre nella Basilica della Natività, dove Gesù Cristo è nato

Don Castello consacra i colori bianco-celesti
della Contrada Torre
nella Basilica della Natività,
dove Gesù Cristo è nato

“Ho approfittato dei miei dieci anni d’Ordinazione sacerdotale, che ricorrono in quest’anno, per fare questo pellegrinaggio in Terra Santa sui passi di Gesù Cristo, pellegrinaggio dei Sacerdoti organizzato dalla Diocesi di San Miniato sull’iniziativa del nostro Vescovo, Mons. Andrea Migliavacca.

Questo pellegrinaggio è stato per me l’occasione di meditare, di riflettere e di fare il punto sulla mia missione sacerdotale ricevuta da Cristo da 10 anni, e di contemplare la bellezza dell’Amore di Dio per la sua Chiesa e per gli uomini.

Come prete e parroco per la territorialità di Torre e Ponte a Cappiano, ho voluto portare in Terra Santa, cuore della nostra Fede Cristiana, il popolo che la Diocesi mi affidato. Per quanto riguarda il Popolo del territorio della Torre, ho pensato di simboleggiare la sua presenza durante il mio viaggio coi colori della Contrada pensando ovviamente anche alle altre realtà associative sul nostro territorio (Proloco, ETC…). Per questo, quando siamo arrivati con il Vescovo a Betlemme, nella Basilica della Natività, proprio il luogo dove Gesù Cristo è nato, ho voluto presentare e consacrare a Gesù la bandiera bianco-celeste della Contrada della Torre pregando per la rinascita della Torre. Questa rinascita della Contrada e di tutta la Torre soprattutto nei nostri rapporti di collaborazione e fraternità. perché abbiamo lo stesso campo e obiettivo: la gioventù ed il bene dei Torrigiani.

È proprio per questo che io, come rappresentante della Chiesa di Torre, ho voluto portare a Gesù nel suo luogo di Incarnazione, la bandiera della Contrada Torre perché sia veramente un punto di partenza per una collaborazione forte con la Contrada Torre e per fare delle cose insieme. Perciò ho pregato a Cristo di poter accompagnarci in questo cammino, a poter incarnarsi nelle nostre realtà, nella nostra vita, nelle nostre Associazioni e gruppi della Torre.

Ho pregato con il mio cuore, pensando a tutti i torrigiani e parrocchiani di Torre, affinché il Signore benedica tutti, e dìa a tutti una buona salute, pace, tranquillità e serenità e aumenti  la nostra Fede affinché viviamo da veri e autentici cristiani in questi momenti  in cui la fede spesso viene a mancare.

Pertanto, ho chiesto a Gesù di aiutarmi in questa missione e di illuminare di nuovo i Torrigiani ed i Ragazzi affinché noi possiamo lavorare fraternamente con questo spirito di Fede e di armonia.

Che Dio ci benedica ! “

DON CASTEL ROSTAINGUE BADIABO NZABA

https://www.prolocotorre.org/parrocchia-san-gregorio-magno-2/

 

cliccaretutte le foto del viaggio a Betlemme di Don Castel

Torre, venti anni anni fa moriva don Giuseppe Mainardi – il settimanale della Diocesi di San Miniato LA DOMENICA ricorda il priore attraverso le parole della scrittrice Rosa Di Benedetto Odazio

TORRE, VENTI ANNI FA MORIVA
DON GIUSEPPE MAINARDI

il settimanale della diocesi di San Miniato
 “LA DOMENICA” ricorda il priore attraverso
le parole della scrittrice
Rosa Di Benedetto Odazio

 

In occasione del 20° anniversario della morte del Priore storico di S. Gregorio alla Torre, don Giuseppe Mainardi, pubblichiamo il testo di Rosa Di Benedetto Odazio (Lecco), la quale – commentando il libro dal titolo «Al tempo del Priore Don Giuseppe Mainardi. Immagini e cronache da San Gregorio alla Torre», scritto da Francesco Campigli nel 2011 – ripercorre le tappe principali del lungo ministero sacerdotale del Priore di Torre. La Odazio ha tenuto nella chiesa di San Gregorio Magno – durante i festeggiamenti del Millenario 1018- 2018 – una conferenza sul poeta Enzo Fabiani (nato a Torre nel 1924), presentando il suo saggio con il quale ha ottenuto un importante riconoscimento al Concorso letterario del Casentino. A Torre la dottoressa Odazio ha avuto modo di “accostarsi” alla figura di Don Mainardi, tanto da scrivere un lungo articolo che ci ha inviato per questa ricorrenza e di cui pubblichiamo alcuni brani. La Odazio sta studiando i giornalini parrocchiali (dagli anni ’70 agli anni ’90) e in particolare gli scritti del Priore, cui dedicherà prossimamente un saggio per far emergere anche le peculiarità dello stile di don Mainardi e la profondità dei contenuti da lui affrontati attraverso il bollettino parrocchiale. Si tratta, dunque, della terza pubblicazione dedicata al Priore di Torre: il primo libro fu scritto nel 1999 da Mario Catastini; il secondo nel 2011 da Campigli.

 

Il bel titolo scelto da Francesco Campigli per la sua ampia e complessa ricerca delinea una sintesi efficacissima delle molteplici tematiche esposte, che si intrecciano con la sentita rievocazione del Priore don Giuseppe Mainardi, parroco per sessant’anni della chiesa di Torre, frazione collinare di Fucecchio. Si tratta di uno studio condotto a più livelli: sul piano biografico, nei confronti di don Mainardi; su quello dell’analisi socioculturale di Torre – dagli anni ’30 a fine secolo – e dei torrigiani, seguiti nel loro rapporto con il Priore, con la chiesa e con l’osservanza religiosa, considerata anche negli aspetti della devozione popolare per il Santo Patrono e il culto mariano, lungo i decenni pre e post conciliari. Trattati in profondità e sapientemente collegati, gli argomenti si sgranano l’uno dall’altro e riguardano: la storia dell’edificio religioso, già restaurato nel corso degli anni ‘30, distrutto nel 1944 dal crollo del campanile minato dai tedeschi, fatto ricostruire e inaugurato nel 1947 dal Priore e via via da lui abbellito sia a proprie spese sia grazie ai contributi istituzionali e alle offerte di parrocchiani e amici; le consuetudini della comunità, ripercorsa nel suo vissuto rurale e nelle manifestazioni di fede, che risentono, dagli anni sessanta in poi, della “crisi del sacro”, con conseguenze significative sui comportamenti e sulla concezione esistenziale. Don Mainardi fu designato Priore di Torre nel 1937. Assistito dalla madre, Ada Bonsignori, che gli fu vicina fino alla propria morte, dimostrò sempre una vocazione pastorale altamente consapevole del proprio apostolato, ancorata agli insegnamenti di Cristo («Il sacerdote è un altro Cristo») e improntata all’operosità a favore della chiesa e verso la comunità, in rapporto costante con la diocesi e coinvolgendo, secondo i dettami del Concilio Vaticano II, anche i fedeli nella vita ecclesiale. Campigli segue minutamente le vicende della Prioria collegandole, dove occorra, al contesto nazionale e ad accuratissime documentazioni: articoli di stampa locale, testimonianze di parrocchiani, apparati fotografici e opportune citazioni da saggi e da fonti archivistiche. Narra con animo di credente, ma con spirito di cronista l’obiettività dei fatti, illustrando le tante iniziative e realizzazioni di don Mainardi, tra le quali l’asilo, la scuola materna, la sala cinematografica e teatrale, la “riqualificazione” della chiesa parrocchiale, i gruppi di catechismo e di preghiera, la costruzione a Faisalabad, in Pakistan, della chiesa intitolata a San Gregorio, l’impegno verso le missioni e il giornalino della parrocchia, su cui fino all’ultimo il sacerdote – fiaccato nel fisico dalla malattia ma non nella determinazione – continua a comunicare dalla propria rubrica («Il Pulpito del Priore») anche con i torrigiani andati altrove. Coinvolti sul piano umano, culturale, sociale e narrativo, il testo si legge con grandissimo interesse, seguendo nel susseguirsi degli anni la figura di don Mainardi, vivissima nella sua costruttiva operosità e nella tensione comunicativa del suo “farsi prossimo” nell’essenza della Parola. Ma si viene anche portati a riflessioni profonde, toccando l’autore con grande sensibilità il senso dell’identità sacerdotale, e a uno sguardo interiore, chiedendoci il come e il perché della nostra fede, o della nostra ricerca, o della nostra distanza. Al tempo del Priore Don Giuseppe Mainardi sembra evocare un’epoca assai più remota di quanto in effetti sia e ci riporta, insieme, alla dimensione evangelica, evocando l’espressione “In quel tempo”: è questo, pensiamo, un effetto della solennità con cui la figura di don Mainardi, “costruttore di chiese e di comunità di fede”, viene rivissuta attraverso le pagine di Campigli. In primo piano Torre e i suoi abitanti nell’arco quasi dell’intero ‘900; la sua chiesa e il suo Priore, ma anche la vita di una comunità i cui fedeli pagavano con le offerte del grano raccolto la statua del Patrono e si attivavano con opere manuali gratuite per la sistemazione della chiesa, arricchita da sacri arredi offerti da amici e artisti: tra questi il crocifisso ligneo in stile trecentesco senese realizzato ad Albisola, dono del grande poeta Enzo Fabiani, senza dimenticare le opere di abbellimento progettate dall’artista Arturo Carmassi: l’altare, la porta centrale e quelle laterali, il tabernacolo, la Croce senza il Cristo. In conclusione: non solamente un libro di conoscenze sulla vita e sul “tempo del Priore Don Giuseppe Mainardi”, ma la vitalità, il temperamento e il carisma di una figura sacerdotale che si dona in tutta la sua integrità, fin dall’inizio, e di cui sentiamo nel profondo l’“eredità spirituale”: “l’amore per il prossimo”, “la carità”. Come se ancora ascoltassimo la sua domanda: «Pregare è tanto difficile?», e la sua preghiera: di «compiere il bene durante il lungo cammino della vita ed amare il prossimo». Una ricerca storica sì, ma più ancora: la testimonianza di una dedizione totale e un messaggio di amore portato fino a noi (un soffio dello Spirito?), che cuore aperto l’accogliamo.

Rosa Di Benedetto Odazio

 

Articolo tratto dal settimanale della diocesi di San Miniato
 “LA DOMENICA” del 16/06/2019

cliccare per leggere  l’articolo della Diocesi 

 

 

12 giugno 2019 – Ricordo nel 20° della scomparsa di Don Giuseppe Mainardi

RICORDO NEL 20° DELLA SCOMPARSA 
DI DON GIUSEPPE MAINARDI

12 Giugno 1999 – 12 Giugno 2019

 

Don Giuseppe Mainardi nacque a Forcoli il 4 giugno 1910 da Ottaviano e Ada Bonsignori.

Il 12 febbraio 1939 , avvenne l’ingresso ufficiale del giovane sacerdote nella casa del Signore, nella chiesa di San Gregorio Magno alla Torre.

Alla fine del 1991, nella notte tra il 25 e il 26 dicembre, un ictus cerebrale colpì l’anziano parroco di Torre, costringendolo ad iniziare una via crucis tra ospedali, centri di riabilitazione e case di cura che sarebbe durata fino al 12 giugno 1999. Pur non potendo più svolgere le funzioni in parrocchia, Don Mainardi venne confermato Priore di Torre per le sue integre capacità intellettive

La notte del 12 giugno 1999, poche ore prima di sottoporsi alla operazione stabilita dai medici, Don Giuseppe Mainardi muore.

 

Alcuni ricordi di Don Giuseppe Mainardi …

 

ANDREA PIO CRISTIANI

Arciprete di Fucecchio

 

In un tempo in cui la riconoscenza non è più di moda e tutto si dimentica velocemente, sono molto lieto di constatare come la parrocchia di Torre, dopo oltre dieci anni dalla morte del Priore Don Giuseppe Mainardi, non solo non lo abbia dimenticato, ma gli dedichi un nuovo libro per conservare e trasmettere la sua memoria. Una pubblicazione che è nel contempo album fotografico e diario di una lunga vita. La sua figura di uomo e di sacerdote appare – nelle tappe salienti della sua esistenza e nei ricordi di coloro che lo hanno avuto pastore e padre – con una freschezza che lo rende attuale e comunicativo. Ho avuto la gioia e l’onore di essere annoverato fra gli amici di Don Giuseppe per il fatto di averlo incontrato più volte nelle sue visite ai parenti e conoscenti a Forcoli, suo paese natale, dove io sono stato parroco dal 1977 al febbraio del 1988. Il ricordo più vivo nella memoria è la festa del suo giubileo sacerdotale, quando, fra le varie celebrazioni, ritornò nella sua chiesa natale, dove era stato battezzato, per celebrare una Messa solenne. Era felice e commosso, tutto il paese si strinse attorno a lui con affetto e ammirazione. Era felice perché profondamente riconoscente a Dio per averlo chiamato nella schiera degli apostoli a servirlo nella Chiesa; commosso per il mistero ineffabile, che incute panico ed intimità Divina, a chi, con la propria bocca e le proprie mani, consacra il Corpo e Sangue del Signore.

Ho la chiara convinzione che Don Giuseppe sia stato un autentico ministro di Cristo sempre dedito ad insegnare, santificare e governare quella porzione di popolo di Dio che il Vescovo gli consegnò quando era ancora giovane e dove ha profuso tutte le sue energie. È stato un predicatore diligente, capace di far comprendere a tutti, con semplicità, la parola di Dio. Si dedicava con passione all’educazione alla fede dei ragazzi per prepararli ai Sacramenti e alla vita cristiana. Assunse i dettami del Concilio Vaticano II coinvolgendo nella vita ecclesiale i fedeli laici e si impegnò in una solerte riforma della Liturgia. Il suo assillo furono i “lontani” per i quali pregava costantemente e che in ogni modo cercava di ricondurre all’ovile. È stato un uomo eucaristico che ha fatto della Messa il centro della sua spiritualità e della sua azione pastorale. Indicava a tutti Gesù come l’amico fedele che per noi si fa presente nei tabernacoli del mondo. Si dedicava con grande disponibilità al Sacramento della penitenza per far conoscere a tutti l’immensa misericordia di Dio. Egli incarnava bene la figura del buon pastore suggerita da Gesù nel Vangelo; Don Giuseppe, infatti, conosceva tutte le sue pecorelle, una per una. Di ogni famiglia sapeva i dolori, le gioie, le speranze e con un cuore di padre tutto condivideva. Solo in paradiso sapremo, per intero, il bene che ha fatto e quanti ammalati e moribondi ha accompagnato nel grande viaggio al Cielo con la preghiera e la Santa Unzione. Non si può tacere il suo amore per le missioni e le sue premure per i poveri nei quali egli si identificava, conducendo una vita sobria ed essenziale, insieme alla mamma Ada, che metteva a disposizione degli altri anche l’ultimo centesimo della sua pensione. Dinanzi alla ‘povertà’ della sua casa, splendevano più che mai la ‘bellezza’ della sua chiesa e la ‘grandezza’ dei locali della parrocchia, per i quali sostenne numerosi sacrifici.

Ora il Priore vive in una dimensione inaccessibile e celebra una splendida liturgia celeste con i ‘suoi’ torrigiani defunti che ha ritrovato nel Regno di Dio; e dal cielo benevolo guarda e protegge il suo popolo additandolo alla Madre del Signore che egli tanto amò.

 

tratto da libro del Prof. Francesco Campigli
“Al tempo del Priore Don Giuseppe Mainardi. Immagini e cronache da San Gregorio alla Torre”
La storia di Torre in un libro

(si ringrazia l’autore per il permesso ad estrarre notizie dal suo libro)

 

Don Giuseppe, un esempio di austerità e rigore

Ho molti ricordi di Don Giuseppe legati al suo ruolo di sacerdote tutto di un pezzo, estremamente rigoroso, tanto da sembrare, spesso, troppo esigente.

Sfogliando l’album contenente le foto di famiglia, mi è tornato in mente un episodio di oltre sessant’anni fa, riguardante il mio matrimonio nella chiesa di San Gregorio alla Torre. Fortunatamente in quel giorno un cugino di mio marito riuscì a scattare alcune fotografie all’interno della chiesa, mentre il sacerdote celebrava il nostro sposalizio. Non era facile poter ottenere il permesso di fare delle foto in occasione dei matrimoni, dei battesimi, delle comunioni dei figli ecc. Questo perché Don Giuseppe, allora giovane prete pieno di energia e di vitalità, non voleva che durante le celebrazioni i fotografi di professione o i parenti degli sposi disturbassero la funzione religiosa e distraessero i fedeli presenti in chiesa. Nel mio caso, le foto furono autorizzate implicitamente dal sacerdote che celebrò il mio sposalizio al posto di Don Giuseppe. In quel giorno, infatti, il nostro Priore si trovava a Montenero in gita-pellegrinaggio con alcuni giovani e devoti della nostra frazione. Negli anni Quaranta era solito organizzare, ogni tanto, delle gite al Santuario della Madonna di Montenero.

Inoltre, Don Mainardi era categorico anche sul giorno in cui fissare le nozze. La domenica non era possibile poiché i parrocchiani presenti alla Messa si sarebbero distratti inevitabilmente a causa della presenza degli sposi, dei loro parenti ecc. Quindi i matrimoni venivano celebrati il sabato, alla sola presenza dei parenti e degli amici dei futuri coniugi. Ricordo che almeno una coppia di sposi di Torre, in quegli anni, andò a contrarre matrimonio presso la chiesa di Massarella proprio per poter celebrare le nozze la domenica. Don Giuseppe mantenne questa “rigida” consuetudine anche nei decenni successivi, derogando solo in pochi casi.

Se poi con la mente vado ancora più indietro nel tempo, ricordo il suo arrivo a Torre nel lontano 1939. Poco dopo il suo insediamento ufficiale nella nostra parrocchia cominciò ad insegnarci il catechismo per prepararci a ricevere la Prima Comunione. In occasione del Corpus Domini, celebrato nel giugno 1939, io e tutti gli altri bambini nati nel 1931 ricevemmo il Sacramento dell’Eucarestia. Per Don Giuseppe fu il “primo” Corpus Domini celebrato a Torre e la prima volta che amministrava tale Sacramento nella nostra comunità parrocchiale. Dopo la cerimonia, la mamma del Priore, Ada Bonsignori, invitò tutti noi bambini a mangiare dei biscotti e a bere un caffé d’orzo in canonica. Quanti ricordi legati alla “casa” del Priore… Dopo la dottrina aiutavamo sua madre a fare qualche “faccenda” in casa o andavamo a prendere alcune brocche d’acqua presso la casa del Donati (l’attuale abitazione della famiglia di Lisandro e Flora Santini). In canonica, infatti, non c’era il pozzo. Spesso, per ringraziarci, “mamma” Ada ci offriva dei biscotti preparati con le sue mani.

Alfa Gerboni Campigli
Parrocchiana di Torre

 

tratto da libro del Prof. Francesco Campigli
“Al tempo del Priore Don Giuseppe Mainardi. Immagini e cronache da San Gregorio alla Torre”
La storia di Torre in un libro

 

Don Giuseppe Mainardi

«una luce sulla nostra vita»

 

«Quando sono davanti all’altare, credetemi, mi sento in Paradiso. Mi sento un uomo felice. Quando sono qui non manco di nulla, […] vi faccio questa rivelazione per farvi comprendere il perché della mia scelta. Scegliendo il sacerdozio ho scelto la felicità e mi sono inserito miracolosamente nell’eterno. Perciò non dovrete mai temere di me. La mia fede non avrà vacillamenti perché io ho trovato la felicità».

(Giuseppe Mainardi, Forcoli, 25 luglio 1937)

 

«Nel luglio passato si sono compiuti quaranta anni dalla mia ordinazione sacerdotale. Pensando a quella data lontana sento il bisogno di ringraziare per una grazia così grande Gesù e di pregarlo perché negli anni che ancora mi rimangono mi renda bene degno nel mio servizio di dispensatore dei suoi misteri in mezzo a voi».

(Giuseppe Mainardi, Torre, settembre 1977)

Pagina dedicata alla
Storia della frazione Torre 

e del suo Priore Don Giuseppe Mainardi

 

Molte volte mi è capitato di trovarmi in Piazza San Gregorio e girandomi intorno vedo la sede della Contrada nell’immobile dell’ex asilo e dell’ex casa del fascio, poi la Misericordia, il Campanile e la Chiesa … e tutto mi fa ricordare il mio priore Don Giuseppe Mainardi, rimandando la mia memoria indietro di tanti decenni, con bellissimi ed indelebili ricordi di vita torrigiana. Tutto quello che c’è intorno alla piazza di Torre parla di Don Mainardi …

Giuliano

12 Marzo 1940 Don Giuseppe Mainardi annuncia la necessità di avere una nuova statua in onore di San Gregorio Magno 

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31 agosto 1944 i nazisti distruggono il Campanile e la Chiesa di Torre, Don Giuseppe Mainardi riesce a salvare le campane

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90 candeline per Livio Frediani, tanti Auguri di Buon Compleanno, amico del priore Don Mainardi 

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31 maggio 1952 inaugurazione del campanile abbattuto dai nazisti, che Don Giuseppe Mainardi fece ricostruire per amore della sua frazione

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19 ottobre 1969 inaugurazione dell’impianto di elettrificazione delle campane e dell’orologio pubblico, iniziativa proposta da Don Giuseppe Mainardi e sostenuta dal comitato presieduto da Giovanni Buti.

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Molte volte mi è capitato di trovarmi in Piazza San Gregorio e girandomi intorno vedo la sede della Contrada nell’immobile dell’ex asilo e dell’ex casa del fascio, poi la Misericordia, il Campanile e la Chiesa … e tutto mi fa ricordare il mio priore Don Giuseppe Mainardi, rimandando la mia memoria indietro di tanti decenni, con bellissimi ed indelebili ricordi di vita torrigiana.

Tutto quello che c’è intorno alla piazza di Torre parla di Don Mainardi, ed è per questo motivo che alcuni mesi fa (ottobre 2017) ebbi l’idea di valorizzare la figura del nostro Priore torrigiano che è rimasto alla Torre per 60 anni. Ho incontrato la collaborazione di altri amici torrigiani ed abbiamo costituito il “Comitato in memoria di Don Giuseppe Mainardi, Priore di Torre dal 1939 al 1999”, Presidente onorario, per acclamazione, Livio Frediani, con la “benedizione” di Mons. Andrea Cristiani, Arciprete di Fucecchio e Delegato episcopale per la nostra Unità Pastorale.

Leggendo le due pubblicazioni su Don Mainardi ho compreso l’importanza del mio Priore, della sua esistenza completamente dedicata alla mia frazione Torre; in collaborazione con l’amico Francesco Campigli (dal quale ho ricevuto l’autorizzazione ad estrapolare notizie dalle due pubblicazioni) proverò a rendere pubblici sul web e quindi alla conoscenza dei miei amici di frazione, di alcuni importanti e fondamentali momenti di storia torrigiana.

Ricordo con emozione i suoi  Bollettini Parrocchiali (dal 1972), che sto continuando a digitalizzare per renderli accessibili a tutti via internet.

Con la speranza di aver fatto cosa gradita ai miei amici di Torre, Vi invito a leggere questi articoli.

Giuliano

 

17/03/2019 – Cross del Millenario vince Dennis Musau a Torre (Fucecchio-FI) – Francesco Frediani podista di Torre arriva 5 nella sua categoria

17/03/2019 – Cross del Millenario
vince Dennis Musau a Torre (Fucecchio-FI)

Francesco Frediani podista di Torre
arriva 5° nella sua categoria

 

Si è concluso con la vittoria del keniota Dennis Musau il Cross del Millenario a Torre (Fucecchio), valevole per il campionato toscano master di corsa campestre (individuale e di società). Musau ha preceduto il compagno di team Jamali Jilali, anche lui iscritto nel gruppo podistico Parco Alpi Apuane.

Terzo l’italiano Adriano Curovich, della Pod. Castelfranchese. L’evento è stato organizzato dalla Pro Loco Torre, in collaborazione col comitato della Mezza Maratona di Fucecchio. 

Le tre corse (categoria master, over 50 e donne più over 60) hanno visto complessivamente 400 iscritti, sostenuti da un pubblico decisamente nutrito. A livello di campionato di società il Parco Alpi Apuane ha vinto nella categoria maschile, mentre l’Orecchiella Garfagnana in quella femminile (grazie al successo di Simona Prunea fra le donne). Il Cross del Millenario è stato appunto dedicato al millenario di questa frazione fucecchiese, che ha così concluso i festeggiamenti per i mille anni dalla sua fondazione.

Marco Sabia

(si ringrazia l’amico Marco per la disponibilità per l’articolo de Il Tirreno)

cliccaretutte le foto della manifestazione Cross del Millenario 

 

Congratulazioni al podista torrigiano,

FREDIANI FRANCESCO

per il suo ottimo 5° posto nella  categoria ” Cross Km 6 SM50-55 “,
a soli 1’18” dal 1° classificato.

cliccaretutte le foto della manifestazione Cross del Millenario 

GP Parco Alpi Apuane si è laureato campione toscano di corsa campestre anche nel settore Master

Dopo il titolo regionale di cross con gli atleti Assoluti, il GP Parco Alpi Apuane – Team Ecoverde si è laureato campione toscano di corsa campestre anche nel settore Master, quello riservato alle varie categorie di età superiori ai 35 anni. Lo scendario di questo successo della società diretta magistralmente da Graziano Poli e Paola Lazzini, sono stati i prati di Torre, nel comune di Fucecchio (FI). Oltre al successo di squadra, gli apuani hanno conquistato anche due medaglie d’oro individuali grazie a Stefano Simi (M50) e Luca Sarti (M55) e tre d’argento con Daniele Rubino (M45), Agostino Scortichini (M60) e Emilio Giribon (M80), ai quali si aggiunge la prima posizione assoluta dell’atleta di nazionalità keniana Dennis Musau, che ovviamente era escluso dall’assegnazione delle medaglie, ma ha contribuito al punteggio di società conquistando il massimo risultato. L’atleta di colore appartenente alla categoria M35 si è imposto sui durissimi 6 km ricchi di salite davanti al compagno di squadra Jilali Jamali e ad Adriano Curovich (Pod.Castelfranchese) che si è laureato campione toscano tra gli M35. A seguire Gabriele Salini (Atl.Pietrasanta) e al 5° posto Christian Taras (Atl.Castello) vincitore tra gli M40. Sono stati ben 69 i componenti dell’armata biancoverde suddivisi in 8 diverse categorie.

Questi i migliori risultati. Categoria M35: 1 Dennis Musau (40 punti) 2 Jilali Jamali (39 p.) 8 Marco Bonacchi (33 p.) 9 Nicola Ciardelli (32 p.) 10 Dario Anaclerio (31 p.) 13 Daniele D’Andrea (28 p.) 15 Massimo Igliori (26); Categoria M40: 5 Roberto Gianni (36 punti) 7 Adriano Mattei(34 p.) 11 Igor Marracci (30 p.) 12 Marco Paolini (29 p.) 13 Enrico Manfredini (28 p.) 14 Marco Barbi(27); Categoria M45: 2 Daniele Rubino (39 punti) 4 Lorenzo Checcacci (37 p.) 5 Francois Lo Re(36 p.) 8 Mimmo Marino (33 p.) 10 Roberto Ria (31 p.) 12 Davide Ferrini (29 p.) 14 Francesco Nardini (27). Sempre sulla distanza di 6 km, si è corsa invece a parte la gara delle categorie M50 e M55, che ha visto il predominio del vanto apuano Stefano Simi che si è imposto davanti a Stefano Politi (GS Orecchiella). Questi i migliori piazzamenti. Categoria M50: 1 Stefano Simi (40 punti) 4 Nicola Matteucci (37 p.) 6 Roberto Cardosi (35 p.) 7 Giuseppe Tomaselli (34 p.) 9 Luca Lombardi (32 p.) 13 Mario Bonini (28); Categoria M55: 1 Luca Sarti (30 punti) 5 Francesco Frediani (26). Le categorie maschili sopra i 60 anni invece hanno gareggiato insieme alle donne sulla distanza di 4 km. Qui si sono messi in evidenza: Agostino Scortichini(2° M60), Claudio Simi (4° M60), Emilio Canini (7° M65) e Emilio Giribon (2° M80). Nella conquista del titolo però, sono stati molto importanti anche gli altri piazzamenti, grazie ai quali il GP Parco Alpi Apuane è riuscito a ottenere il punteggio finale di 1328 punti. Al secondo posto si è classificato il GS Orecchiella Garfagnana con 884 punti, seguito al terzo dall’Atletica Pietrasanta Versilia con 350 punti, dai livornesi dell’Atletica Amaranto con 340 punti e da La Galla Pontedera con 271 punti. Nella classifica femminile per società, schiacciante successo del GS Orecchiella Garfagnana.