56° GRAN PREMIO LA TORRE – Domenica 25 febbraio 2018

56° GRAN PREMIO LA TORRE

Domenica 25 febbraio 2018 
Memorial Simonetto Campigli 
per Dilettanti Elite e Under 23

Il ritrovo è previsto in piazza San Gregorio nella frazione di Torre alle 11,00.
La partenza è in programma alle 14,00 in un circuito cittadino di 100 chilometri che toccherà via San Gregorio, via Ramoni, via Burello, Porto di Burello e via Poggio Osanna da ripetere 26 volte.

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L’organizzatore dell’evento come sempre è Testai Rino che tiene ad esprimere pubblicamente :
Un ringraziamento sincero va a tutti i torrigiani per la collaborazione. Come organizzatori ci scusiamo in anticipo per il disagio della strada chiusa sperando di poter offrire nuovamente un bello spettacolo sportivo.

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Un grazie va ovviamente a tutti gli amici torrigiani che collaboreranno tutti uniti per fare vivere una grande giornata di sport alla nostra frazione. Un grazie di cuore anche a tutti gli sponsor che anche in momenti difficili come quello che stiamo attraversando sono sempre pronti a sostenerci per la buona riuscita delle corse.

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EVENTI DELLA SETTIMANA DI SAN GREGORIO MAGNO PAPA CHIESA DI TORRE

logo-millenario-1018-2018-torre-san-gregorio-08eventi-per-il-manifesto-del-comune-04-loghi-big_EVENTI DELLA SETTIMANA DI
SAN GREGORIO MAGNO PAPA
CHIESA DI TORRE

 

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 Domenica 11 MARZO 2018 alle ore 11.15

 Messa Solenne presieduta da Mons. Andrea Pio Cristiani, Arciprete di Fucecchio e Delegato episcopale, con la partecipazione del Coro della Collegiata diretto dal Maestro Stefano Boddi

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Domenica 11 MARZO 2018 alle ore 15.00

 Processione alla Fonte di San Gregorio Magno guidata da Don Castel e Don Angelo Pellegrini con la partecipazione degli sbandieratori e dei tamburini
della Contrada Torre 

Lunedì 12 MARZO 2018 alle ore 17.00 – Ricorrenza del Patrono

 Messa Solenne presieduta da Sua Ecc. Mons. Andrea Migliavacca,
Vescovo di San Miniato

Concelebrano i Sacerdoti dell’Unità Pastorale di Fucecchio , del IV Vicariato e di Massarella, con la partecipazione del Coro della Collegiata diretto dal Maestro Stefano Boddi

 

Domenica 18 MARZO 2018 alle ore 11.15

Messa Solenne presieduta da Mons. Idilio Lazzeri, Arciprete di Fucecchio per tanti anni, già Vicario Generale della Diocesi di San Miniato, con la partecipazione
del Coro della Collegiata

 

Domenica 18 MARZO 2018 incontro storico-musicale presso la Chiesa parrocchiale di Torre

ore 18.00 – Saluti di S.E. Andrea Migliavacca, Vescovo di San Miniato

ore 18.15 – Saluti di Alessio Spinelli, Sindaco della Città di Fucecchio

 ore 18.25 – Introduzione storica al Millenario:  Relatori Prof. Alberto Malvolti, Presidente della Fondazione Montanelli-Bassi e Dott. Andrea Vanni Desideri, Direttore del Museo di Fucecchio

ore 19.15 – Canti Gregoriani – Coro della Cattedrale di San Miniato Introduce
il Maestro Stefano Boddi e dirige il Coro il Maestro Carlo Fermalvento

 Ore 20.15 – Cena al Circolo di San Gregorio

All’incontro del 18 marzo 2018 – ore 18.00 – saranno presenti le Autorità civili, i Sacerdoti dell’Unità Pastorale di Fucecchio e delle altre parrocchie limitrofe, nonché i rappresentanti del Palio delle Contrade e delle principali associazioni culturali e di volontariato della città.

 Tutta la popolazione è invitata a partecipare

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MILLENARIO DI TORRE  1018-2018 “Villa Sancti Gregorii”
>  Programma degli EVENTI del Millenario  <
http://www.prolocotorre.org/wordpress/?page_id=4108

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LA LEGGENDA DELLA FONTE DI SAN GREGORIO MAGNO

LA LEGGENDA LEGATA ALLA FONTE DI SAN GREGORIO MAGNO

IL PADRONE DELL’ACQUA

di Enzo Fabiani

Non si tratta di un testo storico, ma di un racconto letterario in cui l’autore rielabora la leggenda legata alla Fonte di San Gregorio Magno, secondo i propri ricordi.

L’acqua della «Fonte di S. Gregorio» è miracolosa. Sgorga fresca da una polla nella valle dei Donati che è tutta vigore e campi. Dalla Maremma quasi ogni giorno vengono a prenderne, con i barrocci, diverse damigiane. Questo avviene con maggiore speranza e intensità quando nelle greggi di pecore e nei branchi dsc09727-sgrdi bovini c’è la moria. Quell’acqua infatti fa bene specialmente alle bestie, poiché un santo la fece sgorgare, fresca nella cipresseta, per una di loro. Secoli e secoli fa, narra la leggenda ripetuta dai contadini, un mandriano di nome Ghino stava una mattina piangendo vicino all’ultimo vitello della sua mandria ormai moribondo. Ad un tratto sentì dei passi e vide un eremita dalla lunga barba camminare assorto nella preghiera. Ghino riabbassò la testa sconsolato. Il silenzio era immenso; allora non vi erano case né strade e la zona era paludosa, con acquitrini profondi e giuncate piene di insetti e di serpi acquatiche.  L’eremita si avvicinò a Ghino e gli chiese: «Perché piangi?». «Mi sono morte duecento bestie, e questo sta morendo», rispose Ghino singhiozzando e indicando il povero vitello sdraiato e ansante. L’eremita sorrise, guardò il cielo, poi si avvicinò ai cipressi e trovato un piccolo spiazzo vi tracciò col dito una croce. Subito uno zampillo sprizzò dalla terra e ben presto un rivolo d’acqua verso Ghino e il suo vitello. Questo aprì gli occhi e con sforzo cominciò a bere quell’acqua pura. – «Gli farà bene, vedrai!» disse l’eremita a Ghino che lo guardava meravigliato, e riprese il suo cammino. Pochi minuti dopo il vitello balzò in piedi sano e forte, con gli occhi luminosi. Ghino allora cominciò a gridare: «È passato San Gregorio! Ha fatto il miracolo! Correte, gente correte!» Accorsero i mandriani e videro la fonte nuova e il vitello sano. Presero l’acqua e la dettero da bere alle loro bestie che ritornarono sane e col pelo lucido. Da tutta la regione vennero i mandriani e i pastori,dsc03067sgr-bamb poiché l’acqua era davvero miracolosa. Nessuno mai seppe chi fosse quell’eremita; non era, forse, San Gregorio, il santo papa protettore del paese, sepolto a Roma. Comunque la chiamarono, e la chiamano, «Fonte di S. Gregorio». Questo avvenne tanti secoli fa, quando in quella zona non vi erano case né vie, ma acquitrini melmosi e giuncate piene di insetti e di serpi acquatiche. Molte furono e sono le bestie – cavalli, bovi, mucche, capre, conigli, cani – risanate da quell’acqua fresca e buona; ed ogni anno il 12 di marzo c’è la processione fino alla Fonte e la gente canta «Tu che l’acqua donasti – purifica l’anime!». Al vedere tutta quella gente che veniva dalle maremme e dai monti a prendere l’acqua, un pensiero cattivo nacque nella mente di Marco, padrone della cipresseta nella quale era la Fonte. «La cipresseta è mia, disse, quindi io ci rimetto. Non posso farmi rovinare la cipresseta. Venderò l’acqua!». «Non farlo gli diceva sua moglie Giacinta; altrimenti andrai in perdizione. È Dio padrone di quell’acqua, non tu!» Marco non la stette a sentire e la sera chiamò cinque garzoni e si diresse alla Fonte. Era primavera e nella campagna – la palude da molti decenni era stata bonificata – si sentivano i grilli e, nei cipressi, i merli cantare. Marco non si commosse per niente e arrivato alla Fonte dette ordine di costruirvi intorno una forte palizzata con una dsc09797sgrsola apertura munita naturalmente di cancello. Chi voleva entrare a prendere o a bere l’acqua doveva pagare! Ci sarebbe stato lui lì a riscuotere! A mezzanotte il lavoro era finito e la palizzata era tanto grande che quando l’acqua ne usciva era già sporca e quindi imbevibile. Marco chiuse il cancello con un lucchetto e soddisfatto ritornò a casa. Era una notte serena, piena di stelle e si sentiva l’acqua gorgogliare tristemente come imprigionata, ma Marco non si commosse per niente. Andò a letto pensando a tutti i soldi che avrebbe fatto vendendo l’acqua un tanto al litro. Riuscì ad addormentarsi, ma fu un sonno pieno di fantasmi fra i quali vedeva un eremita che lo minacciava col bastone. Fu svegliato all’alba dalle ruote dei barrocci che venivano dalla Maremma, come da secoli ormai, a prendere l’acqua benedetta per le bestie che stavano male. Saltò dal letto, si vestì e gli corse dietro. Fatte poche centinaia di metri per la discesa egli si fermò: due donne gli  venivano incontro portando due grosse fiasche piene d’acqua. Che cosa era successo? Avevano disfatto la palizzata? Gridando si precipitò verso la Fonte; ma quando ci arrivò davanti rimase come di sasso. Uno spettacolo meraviglioso, e per lui tremendo, si offrì ai suoi occhi.san-gregorio-magno-alla-torre-_-rosone Diecine di zampilli simili a una corona di margherite, sprizzavano tutt’intorno alla palizzata da lui costruita sicché la gente, meravigliata, poteva comodamente riempire fiaschi e damigiane nei quali l’acqua andava da sé. La Fonte era diventata una bellissima fontana. Marco allora si commosse e si gettò a terra singhiozzando e chiedendo perdono a S. Gregorio benedetto. Poi si alzò e, chiesto aiuto ai barrocciai, disfece la palizzata maledetta! Non appena questa fu tolta avvenne un altro miracolo. Gli zampilli rientrarono lentamente in terra e scomparvero. Riprese a buttare acqua, umilmente e gioiosamente, la polla che era nata dalla croce segnata dall’eremita. Aveva detto bene Giacinta: «È Dio padrone dell’acqua, non tu!».

Ed ora a distanza di secoli dall’eremita e da Marco la Fonte continua a dare quell’acqua benedetta, che risana le bestie e che gli uomini bevono con devozione facendosi il segno della croce.

 (Tratto dal Bollettino parrocchiale di S. Gregorio Magno alla Torre, marzo 1973, p. 4).

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43x22Foto della Festa Patronale 12 Marzo 2014

43x22Foto dei Bimbi alla Fonte Benedetta 2014

43x22Foto della Festa Patronale 12 Marzo 2012

43x22Foto della Festa Patronale 12 Marzo 2011

43x22Foto della Festa Patronale 12 Marzo 2017

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freccia02412 MARZO … SAN GREGORIO MAGNO, IL PAPA PATRONO DI TORRE

12 marzo … San Gregorio Magno, il Papa patrono di Torre

 

(articolo di Marzo 2014)12 marzo una data molto importante per la nostra piccola frazione, una data da ricordare e perché no… anche una storia da tramandare alle nuove generazioni.

DSC03060Così le nostre catechiste hanno voluto attirare l’attenzione dei più piccoli torrigiani, e come da annuale tradizione sono stati portati a visitare la “Fonte”. I bimbi molto felici per la bellissima passeggiata fra le nostre stupende colline verdeggianti, sono rimasti anche entusiasti per la storia che che hanno ascoltato davanti la Fonte, quella storia contadina narrata infinite volte e tramandata di padre in figlio.

“… un tempo c’era un Papa di nome Gregorio I che di ritorno da un lungo viaggio fatto al nord per incontrare Teodolinda la regina dei Longobardi, passò per le nostre zone; improvvisamente arrivato nella valle torrigiana incontrò tanti contadini preoccupati per la grave siccità che permaneva da tempo e che aveva portato grandi difficoltà sia alle personeDSC03066 che agli animali.

Papa Gregorio I, detto Papa Gregorio Magno ovvero il Grande, appoggiò il suo pastorale sul terreno ed in quel punto iniziò miracolosamente a sgorgare l’acqua che riuscì a salvare gli abitanti del posto ed i loro animali.

I contadini torrigiani sorpresi da quanto accaduto decisero di costruire una piccola cappella a protezione e ringraziamento della Fonte di San Gregorio, e nell’immagine che è stata dipinta al suo interno è ben raffigurata questa storia miracolosa”.

Frecce (140) dito a dxclicca per le foto BIMBI ALLA FONTE

DSC03070Prima di risalire la collina per ritornare in Chiesa i bambini, contenti di aver ascoltato la storia del Patrono di Torre, hanno voluto bere un po’ dell’acqua benedetta della Fonte in segno di ringraziamento.

Come sempre, la domenica è stata Festa Solenne e dopo la messa pomeridiana i torrigiani in processione sono scesi dalla Chiesa alla Fonte;

anche quest’anno abbiamo voluto rinnovare il legame fra Contrada e Chiesa facendo anticipare la processione dai piccoli tamburini e dai piccoli sbandieratori, molto felici di accompagnare il “loro Santo Patrono” fra rullate di tamburi e volteggi con le bandiere per tutto il bellissimo percorso nelle strade di campagna.

continua … 12 marzo … San Gregorio Magno, il Papa patrono di Torre

UNA GIORNATA DI FESTA A TORRE CON IL NUOVO PARROCO DON CASTEL

UNA GIORNATA DI FESTA A TORRE
CON IL NUOVO PARROCO DON CASTEL

Torre 21.01.2018

whatsapp-image-2018-01-21-at-12-38-09Domenica 21 gennaio 2018, come da programma è stata celebrata la messa ufficiale da parte del nuovo parroco di questa frazione rev. Castel Rostaingue Badiabo Nzaba, Amministratore Parrocchiale, quale insediamento nella nostra Parrocchia di San Gregorio Magno.

E’ stata data lettura del decreto di nomina del Vescovo whatsapp-image-2018-01-04-at-09-09-56datato 21 dicembre 2017 .

In questa giornata la messa celebrata alle ore 11 ed allietata dal coro parrocchiale, ha visto la partecipazione di numerosi fedeli tanto che la chiesa è risultato piena in ogni ordine di posti.

Dopo il ringraziamento da parte di Don Castel alla popolazione presente così numerosa, egli ha annunciato che sarà presente in Parrocchia e disponibile per tutti in ogni occasione, tanto è che ha confermato di voler portare la propria residenza a Torre presso la canonica dietro la Chiesa.

In questa giornata di presa di contatto col nuovo Parroco, la Contrada di Torre ha avuto la lodevole iniziativa di organizzare un ricevimento presso i propri locali e così l’incontro con Don Castel è proseguito in modo conviviale fino a tardo pomeriggio.

Si ringrazia tutte le persone che hanno contribuito alla buona riuscita della giornata sperando che l’attività pastorale di Don Castel prosegua nel migliore dei modi.

                                                                                              Vincenzo Sgherri

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Don Castel, di quale Paese sei originario?

Sono della Repubblica del Congo o Congo-Brazzaville (chiamato anche Congo francese).

Da quanto tempo sei in Italia e come ti trovi tra noi?
Sono arrivato in Italia il 13 ottobre 2011. Ormai l’Italia è il mio paese di adozione e di missione. Sto bene in mezzo a voi. Il cristiano – a fortiori un prete – non ha un paese propriamente personale. Siamo cittadini del mondo. Qualsiasi paese è il nostro paese. Il filosofo francese Jacques Derrida diceva che l’uomo abita il mondo. La sua abitazione è il suo luogo di vita. Il suo luogo di vita è il suo paese. Quindi la prospettiva316 territoriale è stata superata in Cristo.

Come hai conosciuto la nostra diocesi e perché alla fine hai deciso di restarci?
Ho conosciuto la diocesi di San Miniato tramite il mio Arcivescovo mons. Anatole Milandou, che aveva da tempo contatti con don Andrea Cristiani e Mons. Fausto Tardelli. Dopo aver ricoperto per 5 anni l’incarico di suo segretario cancelliere, mons. Milandou voleva mandarmi ad approfondire gli studi di Teologia dogmatica in Germania. Dovevo essere inserito pastoralmente nella Diocesi di Rottenburg-Stoccarda. Mentre attendevamo l’invito ufficiale dal vescovo di Rottenburg-Stoccarda per poter poi chiedere il visto d’ingresso in Germania, mons. Tardelli ha pensato di accogliermi a San Miniato e mi ha dato la possibilità di studiare a Firenze, alla Facoltà Teologica dell’Italia Centrale, dove ho ottenuto la licenza in Teologia l’anno scorso. Dopo qualche settimana arrivò anche l’invito dalla Germania, ma oramai non potevo più rinunciare all’offerta di San Miniato. Perciò ho scelto l’Italia.

dsc_6197Ci vorresti raccontare qualcosa della tua spiritualità e del cammino che ti ha portato al sacerdozio?
Sono nato e cresciuto in una famiglia cristiana. Mio babbo, professore all’università, era anche ragioniere all’Economato diocesano negli anni ’80 e mia mamma, che appartiene al gruppo del Rinnovamento dello Spirito, è una grande devota di Maria. L’educazione cristiana ricevuta in famiglia mi ha portato a fare il chierichetto nella nostra parrocchia e ad aiutare il parroco. Dalla mamma ho ereditato la devozione allo Spirito Santo e alla Madonna. Dal babbo la devozione eucaristica. Sono molto legato alla Chiesa fin dalla mia gioventù, per questo, a 13 anni, sono entrato nel Seminario minore. Dopo un anno di stage, ho fatto il Seminario medio poi il Seminario maggiore. Ho fatto 12 anni di formazione sacerdotale secondo le disposizioni della Conferenza Episcopale del Congo in materia di formazione al ministero sacerdotale. Quest’anno festeggio nove anni dall’ordinazione sacerdotale.

Quali sono le sfide che ti aspettano nella tua nuova parrocchia e quali aspettative hai?
Per parafrasare Sant’Agostino, direi ai parrocchiani di Ponte a Cappiano e Torre che per voi sono parroco, ma con voi sono cristiano. Siamo tutti seguaci di Gesù, abbiamo bisogno della grazia di Dio tutti giorni per la nostra salvezza, come recita il Diritto Canonico. Il parroco aiuta i fedeli ad incontrare Dio, a conoscere e sperimentare la misericordia, la bontà e la bellezza di Dio per la salus animarum.
Durante la Santa Messa d’insediamento a Ponte a Cappiano, il nostro vescovo Andrea nella sua omelia mi ha in qualche modo trasmesso la «magna charta» della guida pastorale: non dovrò essere semplicemente il suo rappresentante spirituale e pastorale in mezzo ai parrocchiani, ma dovrò essere soprattutto un parroco che dà vita e dinamismo alle comunità di Torre e Ponte a Cappiano; un parroco di preghiera, di meditazione, adorazione e di pace. Approfitto di questa intervista per ribadire il mio caloroso e cordiale grazie a Sua Eccellenza per la missione che mi ha affidato e per la fiducia che ha in di me!fr
Alla luce di tutto questo, direi poi che, per ottenere buoni risultati pastorali, il parroco non può farcela da solo: il parroco è niente senza i parrocchiani. Non c’è parroco senza parrocchiani. Quindi, per compiere questa missione, avrò bisogno della collaborazione e della partecipazione di tutti. Nessuna parrocchia è una proprietà privata di qualcuno. La Chiesa è universale e inclusiva. Nessuno è escluso dalla Chiesa o dalla parrocchia. Perciò, come una sola e unita famiglia cristiana, noi tutti dobbiamo lavorare insieme, pregare insieme, meditare insieme, partecipare attivamente alla Messa, alla vita, alle attività pastorali e al funzionamento delle nostre parrocchie. Il parroco può anche essere “bravo”, ma se non c’è la volontà partecipativa dei parrocchiani, questo parroco sarà “incompetente”. Da solo, non ce la farei. Voglio lavorare e collaborare con tutti voi. Aiutatemi a lavorare bene. Mettiamo le nostre competenze, energie, strategie e intelligenze al servizio della Chiesa. Dio ci ricompenserà un giorno. Così renderemo grandi, viventi, dinamiche, forti e sante, le nostre parrocchie di Torre e di Ponte a Cappiano. Con la grazia di Dio ce la faremo. San Gregorio Magno e San Bartolomeo apostolo – nostri patroni – pregate per noi!

Cosa hai detto ai parrocchiani al momento del tuo ingresso in parrocchia?
Alla luce di quanto aveva detto poco prima il vescovo Andrea durante la sua bellissima omelia, riguardo alle responsabilità del parroco, ho chiesto ai parrocchiani, come fa spesso papa Francesco, di pregare per me.

Scritto da Francesco Fisoni
12 gennaio 2018

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TORRE, UNA STORIA LUNGA MILLE ANNI: 1018-2018

TORRE, UNA STORIA LUNGA MILLE ANNI: 1018-2018

di Francesco Campigli 

Per la comunità parrocchiale di San Gregorio Magno alla Torre, il 2018 non sarà un anno come gli altri. Si tratta, infatti, di un passaggio cruciale nella storia della nostra fazione: è l’anno in cui ricorre il “MILLENARIO”.

Agli albori del penultimo decennio del Novecento, i giovani ricercatori Alberto Malvolti e Andrea Vanni Desideri – impegnati nello studio del territorio collinare delle Cerbaie – pubblicarono gli esiti delle loro ricerche storiche, dalle quali emergeva un’importante informazione relativa alla nostra frazione, riconducibile all’Anno Domini 1018. Si trattava di un riferimento scarno ma preciso, contenuto in un documento conservato nell’Archivio arcivescovile di Lucca. In tale fonte scritta venivano citate le “ville” dipendenti dall’antica Pieve di San Pietro di Cappiano: tra queste vi era la Villa Sancti Gregorii, che corrispondeva al territorio di Torre. Un modesto nucleo abitato di tipo rurale in cui – evidentemente – era logo-millenario-1018-2018-torre-san-gregorio-08già presente una significativa devozione nei confronti del Santo, che fu Papa e Dottore della Chiesa. L’ipotesi più probabile è che – nelle vicinanze della Villa Sancti Gregorii – si trovasse, già in quel tempo, una cappella intitolata al Patrono, da cui derivò il nome del luogo. Ciò è avvallato anche dalla presenza – attestata con certezza in un documento del 1105 – di una chiesetta dedicata a San Gregorio, edificata nel villaggio medioevale di Torre. Anche in questo caso la “notizia” proviene dagli archivi lucchesi (Diplomatico del 7 settembre 1105): in quel periodo storico, infatti, il nostro territorio era sottoposto alla giurisdizione ecclesiastica dell’Arcidiocesi di Lucca, considerato che la Diocesi di San Miniato fu istituita soltanto nel 1622, da Papa Gregorio XV.

Nel Duecento, inoltre, «si ha notizia di una “Fonte di S. Gregorio”, che sembra confermare l’antichità della tradizione relativa all’esistenza di una fonte sgorgata miracolosamente». Dal Tredicesimo secolo le notizie scritte diventano sempre più numerose e – grazie alle ricerche del Prof. Alberto Malvolti – siamo venuti a conoscenza dei toponimi legati al nostro territorio, riconducibili ai secoli del basso medioevo: Ultrario (derivante sicuramente da ultra rivum – oltre il rio Ramone, che segnava il confine con Cappiano) e poi podium turris (poggio a la torre) e podium de la torre, che evidenziano la presenza di una “Torre”, situata sicuramente nel villaggio fortificato (molto probabilmente circondato anche da una cinta muraria), che si può identificare nell’attuale nucleo centrale della frazione, a ridosso della chiesa. Anche nei secoli successivi – e in particolare tra Quattrocento e Cinquecento – le fonti storiche fanno emergere come il nome del borgo fosse chiaramente legato a una residua opera di fortificazione, ubicata nelle immediate vicinanze della chiesa: prima troviamo il toponimo «San Gregorio alla Torre» (in cui il nome del Patrono risulta ancora legato al territorio locale) e poi semplicemente «Torre». La Parrocchia, eretta formalmente nei primi decenni del Settecento, conserva l’antica denominazione di «San Gregorio alla Torre».

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