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DANIELE BARSACCHI : I NUOVI CONTRADAIOLI RACCONTANO …

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Daniele Barsacchi

I nuovi contradaioli raccontano …

L’intervista di DANIELE BARSACCHI, a cura di
Virginia Francalanci,  Cristiana Parisi e Giulia Frediani.

 

Cosa ti ha spinto ad entrare/venire nella contrada Torre? Ho iniziato a far parte della contrada per merito della mia ragazza (Rachele Goracci ndr) ed è stato grazie a lei se mi sono appassionato ed ho potuto capire cosa volesse dire “essere un contradaiolo”.

 

Come ti sei sentito accolto? Qualche settimana prima del palio 2017 siamo andati a vedere come procedevano i preparativi per i carri della sfilata e, dopo le presentazioni, mi è stato chiesto se volessi prenderne parte. Inutile dire che mi sono sentito subito il benvenuto.

 

Cosa provi quando sei in contrada? Mi piace quando posso trascorrere del tempo in contrada: si respira una bella atmosfera. Stare lì ti dà l’occasione di conoscere e parlare anche con chi altrimenti non ne avresti la possibilità.

 

Cosa hai provato la prima volta in cui hai partecipato al palio? Come detto il primo palio è stato nel 2017, con Red Riu. Le sensazioni e le emozioni iniziate già la mattina durante la vestizione per la sfilata, il pranzo tutti insieme, il carosello di macchine per raggiungere la “buca”…e infine quel cavallino che ci ha fatto sognare per un giro e mezzo. Sono immagini che non dimenticherò mai.

 

Un pregio e un difetto della vita in contrada? Una delle cose che più mi colpisce della nostra contrada è l’impegno che viene messo da tutti noi per realizzare e portare a termine gli impegni presi. Quello che mi dispiace è il senso di divisione che in certi momenti si è percepito, anche se con il tempo spero che queste divergenze vadano ad assottigliarsi.

 

Una breve descrizione di cosa è per te la contrada. Non credo che la contrada sia un semplice luogo dove ritrovarsi o un organismo regolato da uno statuto, ma più semplicemente: quando penso alla contrada penso alle persone che ne fanno parte, a tutti coloro che condividono la stessa passione e il senso di appartenenza ai nostri colori: BIANCO E AZZURRO.  

 

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DEBORA PELLEGRINI : LE DONNE DI CONTRADA RACCONTANO …

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Debora Pellegrini

Le donne di Contrada raccontano …

A cura di Virginia Francalanci e Cristiana Parisi 

Come ci si approccia alla contrada, quando il palio è ancora una novità? Come inizia l’amore per la Contrada, quando questa deve finire ancora di formarsi?  È la prima cosa di cui ci ha parlato Debora Pellegrini, una presenza costante e conosciuta da tutti alla Torre. Ci ha raccontato di come lei fosse ancora una bambina quando è entrata in questo mondo.  E i suoi inizi all’interno della contrada ce li racconta con un aneddoto:

“Una sera arrivammo in piazza, c’erano i Cei e un gruppo di persone più grandi. Ci chiesero se volevamo andare tutti a Fucecchio a sfilare, ci servivano un paio di jeans, una maglietta bianca e lo stemmino.  Noi non avevamo nessun vestito “di contrada”, ognuno di noi aveva appunto la fruit bianca e i jeans, visto che i colori assegnati erano bianco e celeste. La Da-Gi, di Danilo, babbo di Giuliano Frediani, aveva una ditta che si chiamava appunto Da-Gi e che aveva uno stemma con una torre. Decidemmo di prendere lo stemma, ritagliarlo e metterlo sulle magliette, visto che era un adesivo.

Le bandiere che avevamo erano fatte con le canne di bambù della sala da ballo ed erano state cucite dalla mamma di Franco e Loriano Cei!” Ingresso da giovanissima, e presto arrivano anche le responsabilità: Debora si è sempre data da fare e si è sempre resa disponibile, tanto che a 23 anni si è ritrovata a fare la Presidente(ssa).    

A quei tempi le persone in contrada si contavano sulle dita di una mano e, durante una riunione in cui erano presenti “i soliti 5 gatti” ed era necessario distribuire le cariche richieste dal Comune, Debora dice di sì a questa sfida. Ma ci tiene a puntualizzare: “Non sapevo cosa mi aspettasse né cosa dovevo fare. In realtà non c’era qualcosa di preciso da fare, anche se eravamo pochi eravamo un gruppo coeso e quindi le cariche alla fine rimanevano molto sulla carta, tutti facevano tutto”. È bello ascoltarla parlare di quel periodo, in cui ci descrive una contrada in qualche modo diversa da quella che viviamo oggi: “In quegli anni (primi anni ‘90) è venuta fuori la contrada che volevo, ci siamo uniti tanto anche se ovviamente, come sempre, c’erano comunque dei conflitti. Ognuno faceva tutto, da servire, a organizzare i giochi per bambini, a pulire, a fare la sfilata e cercavamo di attrare persone intorno alla contrada, ma non solo per il palio, più per viverla come comunità.

Abbiamo organizzato un sacco di eventi, come il torneo di calcio balilla   , serate con Radio4, le cene in piazza, le varie feste, tra cui il famoso evento “Torre in festa”, in cui siamo riusciti a coinvolgere tutta la Torre ed è stata una grande soddisfazione, anche perchè era nata dal niente. Tre serate con i tornei e i giochi che coinvolgevano tutte le contrade di Fucecchio, che ci mandavano le squadre per partecipare. Alla fine a organizzarla eravamo una decina di persone! Parte del ricavato servì a mettere a posto il circolo, che era anche la nostra sede. Non c’erano limiti in quel momento lì, era benvenuto chiunque facesse qualcosa di buono”. Ovviamente, tra un aneddoto e l’altro, la domanda viene spontanea:

“cos’è per te la contrada?”.  Questa dovrebbe essere la contrada: un posto dove stai bene e c’è un progetto comune. Deve essere un ambiente collaborativo, perché se c’è collaborazione funziona e va bene e stai bene, quando questa manca diventa tutto pesante. La contrada dovrebbe essere un ambiente inclusivo e aperto. Purtroppo può capitare, quando c’è un gruppo coeso, che si chiuda. Probabilmente non succede neanche volontariamente, magari si potrebbe farlo notare in quel caso, perché all’interno non viene percepito. In ogni caso, la base per stare in contrada è starci bene: se deve essere un posto dove ci si sente sacrificati o pressati, c’è qualcosa che non sta funzionando. La contrada a volte sembra essere o dovere o fatica e io invece non sposo questa idea della contrada come sacrificio. Deve essere piacere, io devo venire nella misura in cui mi fa piacere, non scarifico qualcosa per la contrada, ma vengo perché è un piacere per me. Si dovrebbe trovare la propria dimensione di piacere nella contrada, sennò succede così: ci sono anni in cui ti sdrai e poi abbandoni, perché a un certo punto diventa tutto troppo e sei stanco. Non si deve arrivare a quello e per non arrivarci ci vuole collaborazione, la dimensione del piacere giusto di ognuno”.   

E ciò che Debora ha sofferto dei suoi anni in contrada è proprio la mancanza di continuità, che è tipica della Torre, una serie di rotture tra “vecchio” e “nuovo”, situazioni che a volte portano ad allontanarsi. Ci racconta che comunque, negli anni in cui è stata più lontana dalla contrada, le è mancata tantissimo, “alla fine è vero che non importa chi c’è, ma importa starci bene, e succede che manca troppo e uno si adatta ai nuovi equilibri. Quando in Contrada ci nasci l’attaccamento rimane, la contrada ti rimane dentro. Il palio ha fatto parte della mia vita, non tanto la corsa, ma la contrada in sé e ovviamente la sfilata”.     

E parlando di palio e di corsa, come non chiederle qualcosa sulla vittoria. “È stato quello che aspettavamo da sempre e pensavamo non sarebbe mai successo. “La gioia più grande per me è stata fare il giro con le macchine  con persone che alla torre non ci vivono più ma che si sono sentite di venire, ci si guardava e si rideva, ci si sentiva tutti appartenenti e provenienti dallo stesso posto e con lo stesso fine”. Le cose da raccontare e di cui parlare sono tante e ascoltare Debora aiuta a capire meglio quante sfaccettature abbia la vita di contrada. Ci dice che per lei “l’esperienza con la contrada è anche un’esperienza di vita, mi ha permesso di fare cose ed esperienze che altrimenti non avrei fatto e mi ha fatto superare quelli che credevo ostacoli enormi. Certo, con difficoltà, ma sono stati superati, e sicuramente l’esperienza che mi ha dato la contrada se non ci fosse stata adesso mi mancherebbe. Della contrada in toto ho solo da ringraziare di averla avuta anche come riferimento”. Ovviamente non ci siamo fatte mancare la domanda finale: “cosa diresti a chi è adesso in contrada?” “Apertura, perché se siamo aperti si attirano le persone, se ci si chiude non si attira nessuno. Chi arriva deve sentirsi benvenuto, tutti devono avere la possibilità di essere parte di una contrada se vogliono. Se decido di passare da lì e fermarmi mi dovrei sentire bene accolta e questo ci riporta al discorso del piacere: tutto ha una certa misura per tutti e con quella misura tutti si fanno grandi cose”.    

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Torre, un paese in festa per l’inaugurazione della nuova piazza a Don Giuseppe Mainardi, per 60 anni priore della parrocchia di San Gregorio alla Torre.

Torre, un paese in festa

per l’inaugurazione della nuova piazza a Don Giuseppe Mainardi, per 60 anni priore della parrocchia di San Gregorio alla Torre. 

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Nonostante la pioggia che aveva insistito fino a pochi minuti prima l’inaugurazione, i torrigiani e coloro che hanno conosciuto e amato Don Mainardi, per 60 anni priore di Torre (dal 1939 al 1999), non si sono scoraggiati e si sono ritrovati numerosi per questa importantissima occasione.

Una grande cerimonia che ha visto la partecipazione del Sindaco -Alessio Spinelli-, del Vescovo di San Miniato -Andrea Migliavacca-, presenti anche l’Arciprete di Fucecchio -Don Andrea Cristiani-, il priore di Torre -Don Castello-, il presidente onorario del Comitato in memoria di Don Giuseppe Mainardi -Livio Frediani-, il presidente della Proloco Torre -Roberto Pellegrini-, il presidente della Contrada Torre -Massimiliano Venieri-, alcuni familiari parenti di Don Mainardi e per l’Unione Ciclistica La Torre 1949 -Alessandro Testai-.

31 agosto 2020 inaugurazione della piazza Don Giuseppe Mainardi, una data molto importante per questa frazione collinare perché 76 anni prima, il 31 agosto del 1944 il priore Don Mainardi fece “richiesta senza timore” al comandante delle truppe tedesche stanziate a Torre, che lo aveva avvisato dell’imminente distruzione con le mine del campanile, di  salvare almeno le campane; la richiesta del priore fu esaudita ed i soldati tedeschi scesero le campane a terra prima di distruggere il campanile; solo grazie a questo gesto coraggioso richiesto dal priore, molti anni dopo le stesse campane poterono essere riutilizzate sul nuovo campanile edificato da Don Mainardi. 

Il Sindaco -Alessio Spinelli- ha espresso soddisfazione per aver realizzato la piazza dopo tanti decenni di attesa, che di fatto ha riqualificato il centro della frazione, uno spazio oltre che dedito al parcheggio auto anche con una zona ludica, con panchine, verde pubblico e una bellissima vista sulla valle del Santini fino al padule di Fucecchio. Per la realizzazione della piazza sono stati spesi 150mila euro, e nel suo intervento ha anticipato che seguiranno i lavori di riqualificazione anche per la parte sottostante. Il presidente della Proloco Torre -Roberto Pellegrini- lo ha ringraziato a nome dei torrigiani ricordando che questa importante opera era attesa da tanti decenni.

Nelle parole del Vescovo di San Miniato -Andrea Migliavacca-, i devoti del priore Don Mainardi hanno ricevuto parole di sincero apprezzamento per il loro parroco: “Dedicare la piazza ad un priore è una riconoscenza per il bene che Don Giuseppe Mainardi ha fatto nella comunità, ma è anche motivo di memoria. Il bene è qualcosa che va tramandato: quando le giovani generazioni leggeranno piazza Don Giuseppe Mainardi priore di Torre dal 1939 al 1999 si chiederanno cosa ha fatto.”

Durante le parole delle autorità, le campane hanno iniziato a suonare alcuni rintocchi come a far sentire la presenza del priore ed esprimere la sua felicità per l’evento, tramite il suono di quelle stesse campane che salvò dalla distruzione delle bombe naziste in quel lontano 31 agosto 1944. 

Poi è intervenuto il nostro caro Don Andrea Cristiani arciprete di Fucecchio e amico per tantissimi anni di Don Mainardi; le sue parole sono state emozionanti nel ricordare la figura del priore, ricordando la sua completa dedizione al suo popolo torrigiano, protettore di questa frazione contadina e dei suoi abitanti nel periodo della ultima grande guerra e successivamente impegnato alla ricostruzione di tutto quello che era stato bombardato e distrutto.

Ha ricostruito la chiesa parrocchiale tra il 1946 e il 1947, il campanile nel 1952 e i locali dell’asilo, del cinema-teatro e del catechismo tra gli anni settanta e ottanta.

Le parole di Don Andrea non hanno mancato di esprimere la sua sincera felicità che da oggi, 31 agosto 2020, la figura di riferimento per eccellenza di Torre è di fatto legata per sempre a questa frazione;  “finalmente si è avverato un bel desiderio, la piazza Don Giuseppe Mainardi da oggi è realtà … all’ombra del suo campanile e della sua chiesa. Era l’ottobre del 2017 quando tu, Giuliano, mi proponesti questa idea, subito sostenuta dagli amici di Don Mainardi, di intitolargli la nuova piazza che sarebbe stata costruita a breve dal Sindaco Spinelli, ed io ne rimasi piacevolmente meravigliato tant’è che scrissi immediatamente una lettera a sostenere questa piacevole iniziativa torrigiana.”

Infine l’intervento di Livio Frediani presidente del Comitato in ricordo di Don Giuseppe Mainardi, amico storico del priore, con i suoi ricordi di gioventù quando il giovane priore Don Mainardi organizzava gite in bicicletta anche sul Monte Serra e comunque sincere parole ad evidenziare la completa dedizione del priore a questa frazione, offrendo di fatto tutti i suoi risparmi e quelli di sua madre per ricostruire, ristrutturare ed edificare tantissime opere a Torre, che ancora oggi sono i simboli fondamentali di questa frazione.

Parole confermate anche dalla signora Poggianti, anziana parente del priore, che ha ricordato pubblicamente che “Don Giuseppe spendeva tutto quello che aveva per la sua chiesa, e per le opere in favore dei suoi parrocchiani torrigiani a tal punto che quando andavano a trovarlo (i parenti di Forcoli) gli portavano sempre una bella spesa di prodotti alimentari perché dalla povertà che si era ritrovato per questi continui gesti caritatevoli, spesso trovavano ben poco sulla tavola del priore”; queste parole hanno suscitato nei presenti momenti di sincera commozione al ricordo del priore.

Alla cerimonia erano presenti anche il vicesindaco Emma Donnini, gli assessori Fabio Gargani, Valentina Russoniello ed Emiliano Lazzeretti.

Terminata la cerimonia ufficiale, tutti gli intervenuti si sono ricordati dei bei momenti avuti con Don Mainardi, ed alcuni giovani di quel tempo si sono perfino emozionati …

Debora P. e Grazia C. hanno ricordato il priore, alla fine degli anni ’70, che per tutta la settimana portava sempre una tonaca nera, al limite dell’usura, spesso rassettata e ricucita in più punti poiché Lui pensava prima alla sua Chiesa ed al suo popolo e dopo alle sue cose; Enrico T. e Giuliano F. invece lo ricordano a casa sua con la mamma Ada ed il suo immancabile biliardino per far giocare i giovani ed il contenitore delle caramelle sempre a disposizione per noi ragazzini pur notando la sua situazione familiare di estrema ristrettezza economica, che mai gli impediva di far divertire i suoi bambini… e quante volte dal pulpito dell’altare chiedeva una maggiore offerta alla messa per pagare i debiti (interminabili) per edificare o abbellire la chiesa San Gregorio Magno, oppure quando ci caricava sulla sua auto, una 500 bianca e ci portava a mangiare la pizza che ci offriva lui.

Una pergamena è stata apposta sotto il cartello della nuova piazza letta e apprezzata da tutti gli intervenuti:

DON GIUSEPPE MAINARDI PRIORE DI SAN GREGORIO ALLA TORRE DAL 1939 AL 1999

Zelante Sacerdote e instancabile animatore sociale anche nei tempi difficili del secondo dopoguerra, ha ricostruito la chiesa parrocchiale tra il 1946 e il 1947, il campanile nel 1952 e i grandiosi locali dell’asilo, del cinema-teatro e del catechismo tra gli anni Settanta e Ottanta. Fervente educatore alla fede attraverso le opere e la parola, ha fondato il giornalino parrocchiale come strumento di evangelizzazione. Esempio di carità e di evangelica povertà, ha illuminato anche lontane terre di missione con la costruzione di una chiesa di S. Gregorio in Pakistan e con il sostegno alle comunità cristiane in Brasile. Solenne tributo alla memoria di un umile e fedele Servitore di Dio

La Comunità di Torre, 31 agosto 2020 

 

Al termine della cerimonia, tutti i partecipanti erano felici di aver partecipato a questa bella iniziativa che sicuramente ha contribuito a rievocare piacevoli momenti di vita torrigiana di tanti anni fa.

 

 

cliccaretutte le foto della inaugurazione della piazza Don Giuseppe Mainardi

 

 

 

 

 

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Pagina dedicata alla Storia della frazione Torre e del suo Priore Don Giuseppe Mainardi

 

 

Edoardo Parisi e la “sua” prima pagina del giornalino della contrada torre “Torre che passione” (parte 1)

 

Edoardo Parisi e la “sua” prima pagina
del giornalino della Contrada Torre
“Torre che passione”
(dal 2010 al 2014)

(parte 1)

Edoardo Parisi… questo nome in Contrada Torre dice già tutto, senza spiegazioni e sicuramente prima che gli altri venissero a conoscenza delle sue indiscusse qualità personali. Contradaiolo bianco-celeste D.O.C., sempre attivo e partecipe ad ogni iniziativa torrigiana. Nel 1987 i suoi genitori appena sposati, Ezio e Meri, vennero ad abitare nelle case del Santini e quindi Edoardo ha sempre vissuto a pochi metri dal campanile, dalla piazza e dalla chiesa di San Gregorio Magno alla Torre.

Come ha raccontato più volte nella “sua prima pagina del giornalino della Contrada, TORRE CHE PASSIONE” questa frazione gli è entrata nel cuore, il campanile, la campagna e tutti i suoi amici ed amiche bianco-celesti da lui spesso definiti fratelli e sorelle.

La famiglia Parisi/Menichetti non ha bisogno di presentazioni per noi torrigiani.

 

Mamma Meri Menichetti colonna portante della Contrada Torre, nel triennio 2009-2012 vice-presidente, fortunello di contrada nel 2015, e poi nel gruppo sfilata con risultati strabilianti; infatti con le sue amiche e colleghe “maestre di sfilata” Cristina Samuela Erika Tiziana Desi Debora Marilena (e tante altre) sono riuscite a vincere per ben 4 volte il Premio Cardini per la migliore sfilata nel 2009 (con il tema “I Tintori”) nell’anno 2010 (con il tema “l’Apicoltura”) nel anno 2012 (con il tema  “cattura del lupo nei boschi delle cerbaie”), nel anno 2014 con il tema  “la pazzia e le cure psichiatriche nel xvii secolo”

http://www.prolocotorre.org/wordpress/la-pazza-contrada-torre-regina-del-premio-cardini-anche-.

 

Babbo Ezio Parisi, più taciturno ma non meno laborioso, sempre disponibile a costruire carri da sfilata fino a tarda notte con altri contradaioli.

 

La sorella Cristiana Parisi da sempre in Contrada Torre con Edoardo a mettere la propria disponibilità dove serviva, prima sbandieratrice poi ai tamburi ed attualmente nel Consiglio Direttivo 2019-2021.

 

Edoardo Parisi da sempre torrigiano, nato il 16 novembre 1988 , ha vissuto sempre all’ombra del campanile di San Gregorio Magno alla Torre, e quindi non poteva che non essere un torrigiano d.o.c. , fortunello di contrada nel 2011, sempre con i ragazzi ad animare le feste e cenini e cene della vigilia.

 

Lo ricordiamo vincitore con la Contrada Torre nel 2012 del Torneo di calcetto delle Contrade di Fucecchio ….“Torre che contro tutti i pronostici va a vincere questa edizione del Torneo delle Contrade con uno straripante ed immenso Parisi che in seguito riceverà il titolo di Capocannoniere e Miglior Giocatore del Torneo”

http://www.prolocotorre.org/wordpress/calcetto-delle-contrade-2012-trionfo-di-torre/

 

 

 

 

 

 

 

EDOARDO PARISI E LA “SUA” PRIMA PAGINA DEL GIORNALINO DELLA CONTRADA TORRE – TORRE CHE PASSIONE (2010-2014)

Dopo la prima uscita del giornalino nel novembre 2009, immediatamente si pensò (Giuliano e Meri) a rendere la prima pagina più interessante, originale ed allo stesso momento piena di sentimento torrigiano e tradizione; ci provammo invano da soli …. ed in quel momento Meri mi propose di far scrivere alcune righe a suo figlio Edoardo.

Da quel momento su ogni giornalino stampato, la prima pagina non poteva che essere la “sua prima pagina”, la prima pagina di Edoardo Parisi, con racconti e riferimenti realmente accaduti o fantasiosi ma pur sempre intrisi di passione, autorevolezza e resilienza, valori fondamentali per far parte di una contrada.
Dal 2010, per 4 anni, ho avuto l’onore e il privilegio di leggere in anteprima alla Torre i suoi bellissimi racconti prima che andassero in stampa, entusiasmanti ed emozionanti per il loro contenuto semplicemente fantastico.


In questa strana estate 2020, fatta di cose poco piacevoli ho pensato molto a questo mio Amico, con la A maiuscola nonostante la differenza di età fra noi, alle sue parole piene di passione e positività, a quanto ha scritto nelle sue prime pagine per tanti anni…

ed ho pensato di fare cosa gradita
di riproporre i suoi bellissimi racconti…

03 giornalino – 2010

“SONO COME LA PIANTA CHE CRESCE SULLA NUDA ROCCIA:
QUANTO PIÙ MI SFERZA IL VENTO
TANTO PIÙ AFFONDO LE MIE RADICI.”

di Edoardo Parisi

La contrada continua la sua cavalcata verso il palio ! Ho camminato per la mia strada, dalla casa in cui sono nato alla piazza il tratto è breve e stamani ho deciso di percorrerlo a piedi. La mattina per la strada non passa quasi nessuno, il mio paese conta pochi abitanti. Sono arrivato al centro della piazza, quella piazza in cui da piccolo giocavo con i miei amici e che pareva non finire mai, mi sembrava più grande un po’ di tempo fa. La chiesa, gli ulivi ed i campi sono tutti là … alzo gli occhi, il campanile si staglia verso il cielo tinto di bianco-azzurro. Pietra dopo pietra è stato costruito con il sudore di chissà quante persone… ed è ancora là, dopo centinaia di anni continua a vegliare sul nostro paesino, tanto da esserne diventato l’emblema. Con i suoi rintocchi ha scandito il tempo di chissà quanti Torrigiani, cosi si chiamano gli abitanti del mio paesino. Io qui ci sono nato, ci sono cresciuto come altri miei fratelli e sorelle. Ognuno di essi deve affrontare ogni giorno problemi, deve superare ostacoli, scalare montagne. Ed è dura per tutti. La vita per noi Torrigiani è persino più dura di persone che magari hanno molto più pane di noi… ma non hanno i denti. Noi i denti ce li abbiamo tutti e nonostante qualche schianto, sono ancora tutti integri. Combattiamo ogni giorno, ma almeno combattiamo sotto gli stessi colori, i colori del cielo, i NOSTRI colori. Combattiamo, consapevoli che i veri Torrigiani, quelli che, vuoi per indole, vuoi per natura, vuoi per dono divino hanno il cuore più grande di tutti, lottano sempre. Vegliano su di noi, ci aiutano se ne abbiamo bisogno. E’ questo che fa grande un popolo. Non costruzioni gigantesche, né infinite ricchezze, né eserciti mirabolanti. Vorrei che qualcuno venisse a dirci “poveri esigui contadini, più grandi di noi c’è solo il cielo…” sarebbe troppo facile rispondergli: “INFATTI IL CIELO E’ BIANCO-AZZURRO”… troppo facile.

04 giornalino – 2010

“ AL MIO SEGNALE, SCATENATE L’INFERNO … ”
(Massimo Decimo Meridio)

“Credere senza paura”

di Edoardo Parisi

“Il guerriero della luce crede”. Proprio come credono i bambini. Poiché crede nei miracoli, i miracoli cominciano ad accadere. Poiché ha la certezza che il proprio pensiero possa cambiargli la vita, la sua vita comincia a cambiare. Poiché è certo che incontrerà l’amore, l’amore compare. Di tanto in tanto, è deluso. Talvolta, viene ferito.
E allora sente i commenti: “com’è ingenuo!”
Ma il guerriero sa che il prezzo vale. Per ogni sconfitta, ha due conquiste a suo favore.  Tutti coloro che credono lo sanno.”

Fratelli miei ci avviciniamo con balzi da gigante alla settimana più importante dell’anno, la settimana del palio. Tutti noi sogniamo quel cencio appeso fra le nostre mura, tutti noi speriamo che la notte della tratta si tramuti in una notte finalmente magica per i colori bianco-azzurri, che la sorte ci dia in dono il cavallo più veloce, che la fortuna ci assista in buca, che il nostro fantino

finalmente alzi il frustino al cielo. Noi crediamo in tutto ciò, abbiamo lottato ogni giorno affinché questo avvenga. Ma fermiamoci un attimo prima dello sprint finale, guardiamoci un attimo indietro e guardiamo cosa siamo riusciti tutti insieme a costruire; Siamo partiti,anzi ripartiti,dalle vecchie ceneri e, come la leggenda narra, siamo risorti come una Fenice.

Abbiamo dimostrato non a parole, ma con i fatti, che da piccoli inizi nascono grandi cose. Posso dire con sicurezza che abbiamo creato un gruppo saldo ed unito , un gruppo che finalmente può definirsi davvero una contrada formata da contradaioli, un gruppo destinato inevitabilmente a crescere. Abbiamo organizzato alla grande ogni gita, ogni cena, ogni festa, e questo lo testimonia l’enorme affluenza di persone sì di contrada che non, che si sono sempre dimostrate più che soddisfatte per le manifestazioni a cui hanno partecipato in numero sempre maggiore. Abbiamo riportato la gente alla Torre, l’obiettivo che il consiglio si era prefissato. BENE. Adesso si fa dura per tutti gli altri. Gli altri che si sono sempre vantati di essere più uniti di noi, di essere più di noi, di essere migliori di noi, avranno una muraglia da abbattere. La muraglia di scudi bianco-azzurri più solida che abbiano mai incontrato in questi anni di battaglie e di palii. Il motivo? Semplice. Non è un armata di estranei che si ritrovano sette giorni l’anno e che poi dimenticano chi sono e da dove provengono. Combattono contro un armata di amici disposti a dare sé stessi, 365 giorni l’anno per i colori bianco-azzurri, animati dalla voglia di rivalsa e di rivincita, dalla voglia di dimostrare quanto valgono. Il palio è fatto di molte variabili, tra cui la fortuna che gioca un ruolo fondamentale e che spesso ci ha voltato le spalle. Quest’anno ce n’è anche per lei… Abbiamo un grande rispetto per tutti, la consapevolezza di dover migliorare ancora molto, ma paura di nessuno. In bocca al lupo alla contrada, ci incamminiamo verso il Grande Giorno… SEMPRE A TESTA ALTA FRATELLI MIEI, COMUNQUE VADA “AL MIO SEGNALE SCATENATE L’INFERNO”.

05 giornalino – 2010

“ PRIMA CHE QUESTA BATTAGLIA SIA FINITA,
IL MONDO SAPRÀ CHE POCHI
TENNERO TESTA A MOLTI…”
(Re Leonida)

di Edoardo Parisi

Vai…ma non guardarlo negli occhi… chiedi chi era sua madre…la madre di sua madre… perché il sangue si trasmette con il sangue…controlla il suo respiro… guarda la sua bocca… senti il suo petto…il palmo tra i muscoli…lo zoccolo pieno… i tendini asciutti che disegnano il vento…guardalo correre… gioire.. trottare…guarda l’ampiezza dei suoi passi… ma non guardarlo negli occhi, perché se lo farai il tuo cuore gioirà con lui… sentirai le sue pene e il suo sorriso… e i tuoi occhi saranno i suoi…” Passano i giorni,ci avviciniamo al gran giorno e sempre più spesso mi sento dare del folle perché sono pronto a donare me stesso per far si che il mio cuore, il mio cavallo, la mia contrada, possa tagliare per prima il traguardo. Cosi provo un attimo a fare finta di non essere fucecchiese, di non essere Torrigiano … di essere una persona che sta al di la del padule, al di la della Buca… oltre le 12 contrade… cosa ne potete sapere voi di che cosa significa aggrapparsi alla spalla di un tuo fratello, la sera della Tratta, con il cuore in gola ogni volta che viene pronunciato il nome di un cavallo. Come potete sapere voi, poveri amici miei, .che cosa significa guardare negli occhi il cavallo .donatoci dalla sorte, sussurrandogli nell’orecchio : .“ amico mio, domani devi volare, devi tagliare il traguardo per primo, devi regalarmi un sogno ”. Voi che vivete nel vostro mondo al di la della buca… non sapete come è bello poter indossare un foulard per diventare automaticamente parte di una grande famiglia. Poter correre, sudare, ridere e combattere sempre sotto gli stessi colori. I colori che ti hanno battezzato, che ti hanno regalato fratelli e sorelle, che ti autorizzano a dire una tua idea, una tua opinione, a litigare perché no… semplicemente perché il tuo cuore sotto la pelle batte bianco-azzurro. Perché mi chiamate folle se vedo cadere il mio fantino, il mio cavallo…se non sono in finale… e scoppio a piangere? Scommettiamo che se il mio cavallo taglia per primo il traguardo io arriverò prima di te, chiunque tu sia straniero, a staccare quel maledetto Cencio dal palco e a stringerlo forte fra le mani?!. Mi chiedi cosa darei per vincere il palio?… semplice… TUTTO. . E pazienza se tu, tutte queste cose non le sentirai mai, non le capirai mai, e continuerai a non capire. Non saprai mai cosa significa cavalcare, perché il mio popolo galoppa con il suo cavallo il giorno del palio. Ed in sella ad un cavallo l’uomo può riuscire a placare il suo slancio verso l’infinito. A sentirsi, anche solo per un istante,più vicino al cielo. Abbiamo aspettato 364 giorni per ottenere una rivincita. E’ l’ora di assaporare di nuovo l’odore di terra battuta. E’ arrivato il giorno di tirar fuori le armi, la rabbia, la speranza. Oggi voi potete sognare, ancora una volta. Potete correre come non avete mai corso e come non correrete per altri 364 giorni. Oggi . finalmente voi siete liberi. Sussurrate al vostro cavallo . qual è il vostro sogno… spingetelo quando penserà di . essere stremato, FINO ALLA FINE. Ditegli che i suoi . occhi saranno i vostri… Applauditelo comunque corra.. Perché è solo in questo giorno maledetto che Noi tutti . potremo volare.”UT FINEM ! ! !”

6ª uscita Dicembre 2010

“ Le guerre vanno e vengono,
ma i miei soldati restano in eterno …”
– Tupac –

di Edoardo Parisi

Pronti a ripartire!!! Con il giornalino ma soprattutto pronti a ripartire in vista della nostra corsa più importante, il nostro palio!!! Non ho mai scritto la prima pagina parlando di singole persone perché la forza che ci spinge ad andare avanti tra mille difficoltà è sempre sgorgata dall’anteporre alla parola io la parola “ NOI ”. E’ questo che da la forza a questa piccola GRANDE Contrada di andare avanti, lo è sempre stato. Nella prima uscita del “nuovo giornalino” voglio parlarvi, se me lo permettete, in particolare di un ragazzo che, per motivi indipendenti da lui e dalla sua famiglia, ha dovuto “emigrare” dalla propria terra natìa per trasferirsi in città, in una casetta non troppo lontana dai suoi campi e dal suo campanile. Questo ragazzo era nato sentendo i rintocchi del campanile, aveva bevuto l’acqua della fonte di S.Gregorio, aveva giocato nel campino del prete ed aveva vissuto di fronte una strada dove passava una macchina ogni tanto… d’un tratto s’era trovato spaesato, non sentendo più quei rintocchi, vedendo passare molte più macchine di fronte alla sua nuova casa, perso quando, alzando gli occhi al cielo, non riusciva più a .scorgere il suo bandierone bianco-azzurro. o .non riuscendo più a sentire quelle voci, le voci di .quei ragazzi che l’avevano accompagnato durante .tutta la sua vita. E’ stato così che qualcuno di molto importante, d’un tratto, ha aperto una finestra nel muro di camera sua. Se il ragazzo si affaccia da questa finestra vede il prato del Santini, vede gli alberi che lo hanno protetto fin da piccolo, scorge il campanile in lontananza… il bandierone sventola più fiero che mai, il cielo è azzurro sopra la piazza di S.Gregorio. C’è un bambino che, seduto sull’erba fresca, sogna guardando l’orizzonte con un pallone in mano. Quando ho bisogno apro questa finestra, è li a portata di mano… riesco a vedere la vita nella mia Torre, la mia gente.. il mio passato ma anche il mio futuro… i colori che porto dentro al cuore sono gli stessi. Ho capito che, quando nasci in un posto, tu sei quel posto. E dovunque tu vada, che tu sia vicino o tu sia lontano, rimani lì perché quella è casa tua, perché la TORRE riamane dentro il tuo cuore. Liberi di separarsi senza separarsi mai. Così inizia il nuovo anno… inizia con dei cambiamenti. Una cosa non cambia: la voglia di vincere. La fame di vittoria, di stringere quel cencio fra le mani, il desiderio di dire a mio figlio: quel Cencio l’ha vinto anche tuo papà. Lottiamo senza fermarsi mai. Senza arrendersi mai. Un immenso in bocca al lupo alla Contrada e a tutti i contradaioli uniti da una Torre che non crollerà. mai. Hanno provato a distruggerla ma noi l’abbiamo ricostruita ed io ne ho la prova… mi basta aprire la finestra di camera mia, per vederla in lontananza , pronta a proteggermi da chi volesse attaccarmi, pronta a cullarmi di nuovo con i suoi dolci rintocchi.

fine prima parte 

 

 

 

 

Calendario Contrada Torre 2020 .

Ecco il CALENDARIO 2020 della Contrada Torre

 

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