IL GIORNALINO PARROCCHIALE “LA TORRE”
COMPIE CINQUANT’ANNI

Dal Luglio 1972,  una storia che non tramonta

Don Giuseppe Mainardi

“Non posso esservi vicino in ogni momento, ma il cuore non ha ostacoli, né lontananze. Ogni mese vi manderò il giornalino.”

 

Nel luglio 1972, mentre molti torrigiani erano già proiettati verso le meritate ferie, Don Giuseppe Mainardi lavorava alacremente e senza riposo, nel tentativo di realizzare un nuovo strumento di evangelizzazione che gli avrebbe consentito di mantenere in vita un canale di comunicazione con tutti i fedeli, «un collegamento fraterno coi paesani e con gli ex paesani»: il Bollettino parrocchiale di San Gregorio Magno di La Torre. Gli inizi furono incerti e difficili, poi con il passare del tempo il “Giornalino” ha esteso la cerchia di amici. Scriveva, infatti, il Priore, a distanza di un anno dalla pubblicazione del primo numero: «Il nostro bollettino è ora nel suo secondo anno di vita. Se ne stampavano solo 230 copie. Ora se ne stampano 800. Di queste circa 20 vanno all’estero, 210 alle famiglie del paese e le altre sono spedite in Italia a conoscenti, amici, benefattori. Mensilmente il Bollettino “LA TORRE” porta vicino e lontano un pensiero e un saluto». Alle famiglie di Torre emigrate nel secondo dopoguerra e negli anni del boom economico, Don Mainardi scriveva: «Vi ricordiamo sempre tutti. Queste pagine sono scritte mentre ad uno ad uno passate davanti alla mia fantasia. Ricordatevi di noi, del nostro paese e della nostra Chiesa. Avrete sempre una risposta personale, anche attraverso questa nuova rubrica. Mando a tutti i lontani di ogni paese con tanto tanto affetto un cordiale saluto e tanti auguri». E nel 1977 affermava, rivolgendosi ancora agli ex parrocchiani: «Nella ricorrenza della festa di S. Gregorio Magno, vi ho in gran parte riveduti. Questo è per me un grande conforto. Sappiate tutti che vi seguo sempre con grande amore e penso a voi continuamente. Non posso esservi vicino in ogni momento, ma il cuore non ha ostacoli, né lontananze. Ogni mese vi manderò il giornalino. Scrivetemi qualche volta. Sarò ben lieto di rispondervi. Ricordatevi della nostra chiesetta. Un caro affettuoso saluto dalla “Torre campanaria” che vi ama, vi pensa, vi attende». Il Bollettino rappresentava, dunque, la voce della parrocchia, «una umile voce amica a servizio del Vangelo», che entrava in ogni casa «nell’intento di portare a tutti una buona parola cogliendo l’occasione, sia lieta che triste, per elevare il pensiero sempre in alto, in generoso atto di fede, nella bontà e nella misericordia del buon Dio». Non aveva particolari pretese: era «semplice come i fiori che sbocciano su questi prati, come la nostra vita fatta di piccole cose, ma ciò che lo ha sempre animato è stato un desiderio vivo di fare del bene, uno sprone a fare di più e sempre meglio». Affermava, nel 1974, Fiorella La Scala di Firenze, a proposito del giornalino: «È una iniziativa veramente bella che certamente porterà i suoi frutti, perché nella sua semplicità tocca l’anima, portando all’essenziale: Dio». Significative anche le parole scritte, nel 1977, dall’avv. Mario Braccini di Pontedera, indirizzate al parroco di Torre: «È un foglio il tuo, senza pretese, scritto alla buona per i buoni, per gli onesti e per i timorati di Dio. Qualche cosa rimane sempre nel nostro cuore dopo la lettura del tuo giornalino, perché tutto si ispira all’amore e alla carità». La missione del giornalino, dunque, era quella di portare «a tutte le famiglie vicine e lontane tesori spirituali di vita, di grazia, di pace, di bontà, di fraternità e di uguaglianza». Molti lettori, specialmente gli ex torrigiani trasferitisi in luoghi lontani, non mancavano di ringraziare il Priore poiché quelle pagine suscitavano in loro ameni ricordi legati alla gioventù e alla vita rurale trascorsa nelle nostre campagne. Per questo motivo, il Priore volle dedicare una rubrica ai pensieri scritti dagli ex parrocchiani, ai quali il giornalino portava «un po’ d’aria del paese» a cui essi si sentivano ancora legati. Affermava un ex torrigiano: «Attraverso il bollettino vengo a sapere tante cose. Le cronache paesane fanno rivivere, specialmente ai lontani, la nostra stessa vita. Si sentono nomi di persone e di luoghi che sono ormai noti e spesso cari perché nomi di parenti». Mediante il giornalino Don Mainardi riproponeva gli insegnamenti del Vangelo e della dottrina cristiana; ricordava ai fanciulli la necessità di prepararsi adeguatamente ai Sacramenti, partecipando alle lezioni di catechismo; annunciava eventi significativi e gioiosi avvenuti nella casa del Signore come l’amministrazione del Battesimo, dell’Eucaristia, della Cresima, la celebrazione di matrimoni, delle nozze d’argento e d’oro, cui dava sempre risalto. Attraverso le ‘pagine’ del giornalino il Priore non dimenticava mai di richiamare i fedeli di fronte ai ‘mesti rintocchi’ della morte dei parrocchiani, che egli ricordava talvolta con semplici annunci, talaltra con brevi necrologi dettati dal cuore. Tuttavia, i momenti più belli e significativi per la vita parrocchiale erano rappresentati dalla nascita dei bambini, nuovi componenti della comunità cristiana di Torre, «sorriso di speranza come una primavera luminosa». Affermava, infatti, il Priore: «gli occhietti vispi di un piccolo sono due stelle e i suoi vagiti le melodie più belle che fanno sussultare il cuore del babbo e della mamma»; «è bella quella casa dove sorridono i bimbi, dove l’aria è piena dei loro gridi, che sono la musica più bella del Creato». Inoltre, mediante il bollettino, Don Giuseppe annunciava al suo popolo i progetti che egli intendeva avviare a vantaggio della comunità, come i lavori di costruzione dell’asilo parrocchiale e di abbellimento della chiesa, senza mai dimenticarsi dei preparativi per la Festa di San Gregorio Magno, il 12 marzo di ogni anno. Il “nostro” giornalino è stato, dunque, lo specchio fedele della vita della comunità cristiana di Torre, in cui possiamo ripercorrere le tappe più significative del nostro “stare insieme”. Rileggere ciò che è stato scritto in questi quarant’anni è sicuramente emozionante. Rivedere i volti dei nostri cari che oggi non sono più con noi, ripensare ai sacrifici fatti in tempi difficili per il bene della comunità, quando le parole “solidarietà” e “generosità” avevano davvero un significato autentico, è fonte di gioia, ma anche di tristezza, poiché in pochi decenni è cambiato completamente il nostro stile di vita, il nostro modo di rapportarci agli altri. Il giornalino, tuttavia -per usare le parole di Mario Braccini – è sempre stato «una fiaccola nel buio di un mare tempestoso che ci ha sempre indicato il porto sicuro al quale si può approdare per la salvezza». E ancora oggi, a distanza di tanti anni, seppur tra mille difficoltà organizzative, la parrocchia cerca di stampare almeno un giornalino all’anno per non disperdere questa preziosa tradizione, ormai radicata nel cuore di ognuno di noi. Un doveroso ringraziamento a Mons. Idilio Lazzeri e a Don Mario Santucci, per essersi occupati, con cura, del nostro bollettino negli anni in cui in Priore è stato distante dalla parrocchia per motivi di salute. Don Mario ha continuato a stamparlo negli anni successivi con una certa periodicità. Negli anni Novanta veniva spedito, solitamente, ogni tre-quattro mesi, mentre negli ultimi dieci anni le edizioni sono diminuite nell’arco dell’anno. Dal 2007 ad oggi ne sono state pubblicate sei, (compresa questa): solitamente una ogni anno con il riepilogo dei fatti più significativi. Una “edizione speciale”, rivolta anche a Querce e Lazzeretto, è stata realizzata nel mese di ottobre 2010, per il saluto a Mons. Sabet. Da circa dieci anni, a causa dei costi eccessivi del servizio postale, la parrocchia ha cessato di inviarli agli ex parrocchiani e/o amici di Torre residenti al di fuori della frazione. 

Francesco Campigli

 

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