GIANCARLO VENIERI IL “PRESIDENTISSIMO” CHE HA VINTO TUTTO

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GIANCARLO VENIERI
IL “ PRESIDENTISSIMO DEL PALIO”

l’unico che ha vinto tutto quello che un Presidente di Contrada
potesse vincere al Palio di Fucecchio:
torneo di calcetto, 4 corteggi storici, ed il Cencio

Due chiacchere con Giancarlo Venieri…

“…occorre per prima cosa essere una “GRANDE CONTRADA”, partire da piccole e solide basi, occorre la qualità all’inizio di un percorso, poi la quantità verrà nel tempo. In contrada si viene per starci bene , per condividere obbiettivi tutto l’anno e non solo per una settimana. In contrada ci si aiuta l’un l’altro, in contrada non si deve tradire l’amicizia, in contrada si deve costruire un percorso comune dove si possano ritrovare insieme i bambini, gli adolescenti, i ragazzi, gli adulti, le mamme e gli anziani come me…”

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Buongiorno Giancarlo Venieri, sei stato il Governatore della Contrada Torre dal Palio 2009 a quello del 2016, hai guidato la Contrada ottenendo i massimi risultati possibili.
Ma te lo sai che sei il PRESIDENTISSIMO ovvero l’unico Presidente/Governatore che ha vinto tutto ovvero tutte le competizioni del Palio? nel 2012 il torneo di calcetto delle Contrade, nel 2013 il Cencio e ed il corteggio storico nel 2009, 2010, 2012 e 2014 …

 

Che bei ricordi… ogni volta che incontro gli altri Presidenti delle Contrade mi dicono che sono fortunato ad aver vissuto tutte quelle gioie in così pochi anni, una fortuna che a nessuno di loro è stata mai possibile vivere, così tante vittorie insieme ai miei “bimbi e bimbe di contrada” perché mi sento un po’ come il babbo di questa Contrada, per la mia età! Tutti gli altri Presidenti continuano a ricordarmi la fortuna di vivere in una frazione piccola, unita e solidale, in un paesaggio stupendo, in cui tutti ci si vuole bene e che tutti i ragazzi soprattutto, si impegnano a costruire qualcosa di buono per raggiungere buoni risultati; i risultati in Contrada Torre non vengono per caso, quello che altrove è difficile qui da noi è il triplo più difficile ed ogni vittoria è la conseguenza di un lavoro costante ed intenso!


Oltre al Cencio abbiamo vinto 4 corteggi storici, un risultato raggiunto solo dalla tua contrada bianco-celeste, qual’ è stato il segreto di questo meritato traguardo delle tue “bimbe di contrada” ?

L’amicizia, la sincerità, la voglia di stare insieme, di fare un percorso insieme ed insieme di arrivare al traguardo di vincere il premio più bello di quella settimana. Ehhh si, perché vincere il premio di migliore corteggio storico a Fucecchio non è una fortuna che cade dal cielo o dovuta allo stato fisico di un cavallo o da accordi fra fantini ma è il risultato di un percorso durato un anno, pieno di sacrifici, a partire dall’invenzione del tema del corteggio, e poi al successivo studio approfondito e la ricerca dei particolari dei vestiti e poi di tante sere passate a cucire e preparare i costumi per scendere quella domenica mattina a Fucecchio e rappresentare al meglio la tua terra, la tua Torre, per sentirsi dire anno dopo anno nel percorso del corteggio per le vie di Fucecchio: ECCO LA TORRE, E’ SEMPRE LA CONTRADA CON LA PIU’ BELLA SFILATA, OGNI ANNO INVENTANO SEMPRE QUALCOSA DI ORIGINALE !!! Abbiamo portato solo noi per le vie di Fucecchio dei temi sensazionali (la storia delle api con un alveare ed api vive, quella della seta con i suoi bachi vivi, i lupi delle cerbaie, la peste e la quaresima, la tintura dal vivo della stoffa, ecc ecc)
Come Presidente, con tutta la mia famiglia,  ho sempre voluto sfilare con la mia Contrada non come primo rappresentante ma come popolano, come uno che faceva parte di un gruppo, bellissimo e affiatato.

 

Cos’è per te la Contrada Torre?

Una sera nel 2009, mentre andavo con Meri (Menichetti) a Firenze ad acquistare degli oggetti per la sfilata storica mi disse: “Giancarlo te la sentiresti di fare il Presidente ed io con te sarei la tua Vice-presidente per il prossimo triennio, questi ragazzi avrebbero bisogno di te!” Ecco quella proposta fu una bellissima sorpresa che ancora oggi porto nel mio cuore, e non potei che rispondere di si! Era quello che desideravo di più in quel momento, ovvero dare tutto quello che potevo a questa frazione che mi aveva accolto a braccia aperte fin dal mio arrivo da Santa Croce sull’Arno; avevo trovato una Contrada molto giovane che aveva probabilmente bisogno di figure con una età più grande e matura… ecco la storia di Giancarlo e Meri in Contrada Torre, insieme con tanta soddisfazione e felicità per molti anni, contenti di aver rappresentato tutti i contradaioli e contradaiole bianco-celesti e di aver ottenuto tantissimi meritati premi poiché raggiunti con spirito di sacrificio e senso di appartenenza.

Anzi, concludo, che per me s’era vinto anche il corteggio storico del 2013, ma poi avendo vinto il Cencio  quell’anno … non ci fu concesso di fare cappotto e vincere tutto, sarebbe stato un fatto troppo pesante da far digerire …

 

Giancarlo cosa consiglieresti per il futuro della tua Contrada Torre?

Oramai sono il nonno di questa Contrada, della mia contrada del cuore, e mi sento di dare questi consigli ai giovani: siate uniti, rispettosi fra di voi, umili e laboriosi, solo così si fa una grande contrada.

Non è importante essere solamente una contrada grande, fatta di tanta gente con poca passione e poco senso di appartenenza, occorre per prima cosa essere una “GRANDE CONTRADA”, partire da piccole e solide basi, occorre la qualità all’inizio di un percorso, poi la quantità verrà nel tempo. In contrada si viene per starci bene, per condividere obbiettivi tutto l’anno e non solo per una settimana. In contrada ci si aiuta l’un l’altro, in contrada non si deve tradire l’amicizia, in contrada si deve costruire un percorso comune dove si possano ritrovare insieme i bambini, gli adolescenti, i ragazzi, gli adulti, le mamme e gli anziani come me.

Questo è il “senso di appartenenza” ai colori bianco-celesti, e questa è stata la mia Contrada e mi impegnerò tutti i giorni ad aiutare i nuovi responsabili di Contrada a perseguire questi ideali.

Solo così si costruisce una “GRANDE CONTRADA” con buone qualità di base e sincero senso di appartenenza, poi di conseguenza arriveranno tante persone e tutto diventerà meno difficile.

Intervista di Giuliano Frediani

foto tratta dal giornalino :

Dicembre 2013 – n.18 uscita 

giornalino018 43x22 clicca per download

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VALERIO NACCI IL “MAESTRO” DEI MUSICI BIANCO-CELESTI

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VALERIO NACCI

IL “MAESTRO” DEI MUSICI
BIANCO-CELESTI

Due chiacchiere con il maestro dei musici: Valerio Nacci
A cura di Chiara Nicoletta Lorenzo Giannelli

“Della Contrada Torre mi è rimasto un bellissimo ricordo, quel che mi trasmetteva la gente, i piccoli gesti che mi appagavano, coerenti e veri.”

 

Parto introducendo un po’ me stesso e il mio percorso che mi ha portato a quel che faccio tutt’oggi, insegnare e portare la mia passione e le mie conoscenze nel mondo dei musici, perché io non mi ritengo un “ maestro” , ma un amante della musica che vuole tramandare ciò che possiede nel suo bagaglio al prossimo. Inizio con il dire che sono nato alla Torre, precisamente in quella piccola finestrina in alto della casa di Caino.

All’età di 8 anni ho iniziato a suonare la batteria, essendo un amante del tiro con la balestra e la storia, ho fatto parte anche dei Cavalieri del Tau, ho sfilato in alcune contrade di Fucecchio per alcuni anni, sia da tamburino che non, fino a collaborare con quasi tutte le contrade del Palio di Fucecchio per insegnare loro basi, passi , suoni e tutto ciò che poteva servire per migliorare o addirittura creare fin dal principio un gruppo musici, proprio come successe con la contrada Torre.

Il primo anno non fu molto semplice, partimmo proprio dal nulla, erano tutti alle prime armi, la cosa poteva spaventare, ma in realtà spesso è meglio partire dal niente che lavorare su un qualcosa già creato oltretutto non tuo, quindi ci siamo rimboccati tutti le maniche e dopo circa un annetto di prove, su prove creammo sei passi e un bel gruppo grintoso.

Ecco una cosa che mi è rimasta impressa e non dimenticherò mai è la totale attenzione che anno dopo anno mettevano quei ragazzi, per me quella era soddisfazione pura. Piano piano tutti i componenti del gruppo si sono perfezionati e tutt’oggi, nonostante il gruppo musici della contrada Torre sia composto da nuovi membri, noto un forte miglioramento su una base da me precedentemente impostata.

Per me lo schieramento di un gruppo musici è molto importante, ma viene spesso sottovalutato, non occorre essere in molti , ma che ci sia qualità nel gruppo , piccolezze o banalità che fanno la differenza.

Il rullante è importante, ma io lo interpreto come uno strumento di contorno, l’anima del suono è l’imperiale, quando creo un passo il suono la sua melodia deve essere amalgamata all’udito.

 

Però una cosa che gli dicevo sempre era : “ quando passate per il corso storico gli imperiali devono far tremare la Terra”.

 

 

Della Contrada Torre mi è rimasto un bellissimo ricordo, quel che mi trasmetteva la gente, i piccoli gesti che mi appagavano, coerenti e veri. Io mi ritengo un “contradaiolo del Palio di Fucecchio”, che si emoziona al suono dei suoi passi e che non ha mai partecipato o visto una corsa di cavalli, perché a me i brividi vengono la mattina della sfilata appena sento tremare il terreno da imperiali e rullanti, è lì che mi trema anche l’anima.

Valerio Nacci 

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Articolo tratto da:


IL COLLE PARLA

giornalino della Contrada Torre

 Giugno 2021 – uscita n.05  

 

giornalino giugno 2021 43x22 clicca per download

Giornalino realizzato con la collaborazione di Virginia Francalanci, Giulia Frediani, Cristiana Parisi, Alessandra Neri, Lorenzo Giannelli, Chiara Nicoletta

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DANIELE BARSACCHI : I NUOVI CONTRADAIOLI RACCONTANO …

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Daniele Barsacchi

I nuovi contradaioli raccontano …

L’intervista di DANIELE BARSACCHI, a cura di
Virginia Francalanci,  Cristiana Parisi e Giulia Frediani.

 

Cosa ti ha spinto ad entrare/venire nella contrada Torre? Ho iniziato a far parte della contrada per merito della mia ragazza (Rachele Goracci ndr) ed è stato grazie a lei se mi sono appassionato ed ho potuto capire cosa volesse dire “essere un contradaiolo”.

 

Come ti sei sentito accolto? Qualche settimana prima del palio 2017 siamo andati a vedere come procedevano i preparativi per i carri della sfilata e, dopo le presentazioni, mi è stato chiesto se volessi prenderne parte. Inutile dire che mi sono sentito subito il benvenuto.

 

Cosa provi quando sei in contrada? Mi piace quando posso trascorrere del tempo in contrada: si respira una bella atmosfera. Stare lì ti dà l’occasione di conoscere e parlare anche con chi altrimenti non ne avresti la possibilità.

 

Cosa hai provato la prima volta in cui hai partecipato al palio? Come detto il primo palio è stato nel 2017, con Red Riu. Le sensazioni e le emozioni iniziate già la mattina durante la vestizione per la sfilata, il pranzo tutti insieme, il carosello di macchine per raggiungere la “buca”…e infine quel cavallino che ci ha fatto sognare per un giro e mezzo. Sono immagini che non dimenticherò mai.

 

Un pregio e un difetto della vita in contrada? Una delle cose che più mi colpisce della nostra contrada è l’impegno che viene messo da tutti noi per realizzare e portare a termine gli impegni presi. Quello che mi dispiace è il senso di divisione che in certi momenti si è percepito, anche se con il tempo spero che queste divergenze vadano ad assottigliarsi.

 

Una breve descrizione di cosa è per te la contrada. Non credo che la contrada sia un semplice luogo dove ritrovarsi o un organismo regolato da uno statuto, ma più semplicemente: quando penso alla contrada penso alle persone che ne fanno parte, a tutti coloro che condividono la stessa passione e il senso di appartenenza ai nostri colori: BIANCO E AZZURRO.  

 

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DEBORA PELLEGRINI : LE DONNE DI CONTRADA RACCONTANO …

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Debora Pellegrini

Le donne di Contrada raccontano …

A cura di Virginia Francalanci e Cristiana Parisi 

Come ci si approccia alla contrada, quando il palio è ancora una novità? Come inizia l’amore per la Contrada, quando questa deve finire ancora di formarsi?  È la prima cosa di cui ci ha parlato Debora Pellegrini, una presenza costante e conosciuta da tutti alla Torre. Ci ha raccontato di come lei fosse ancora una bambina quando è entrata in questo mondo.  E i suoi inizi all’interno della contrada ce li racconta con un aneddoto:

“Una sera arrivammo in piazza, c’erano i Cei e un gruppo di persone più grandi. Ci chiesero se volevamo andare tutti a Fucecchio a sfilare, ci servivano un paio di jeans, una maglietta bianca e lo stemmino.  Noi non avevamo nessun vestito “di contrada”, ognuno di noi aveva appunto la fruit bianca e i jeans, visto che i colori assegnati erano bianco e celeste. La Da-Gi, di Danilo, babbo di Giuliano Frediani, aveva una ditta che si chiamava appunto Da-Gi e che aveva uno stemma con una torre. Decidemmo di prendere lo stemma, ritagliarlo e metterlo sulle magliette, visto che era un adesivo.

Le bandiere che avevamo erano fatte con le canne di bambù della sala da ballo ed erano state cucite dalla mamma di Franco e Loriano Cei!” Ingresso da giovanissima, e presto arrivano anche le responsabilità: Debora si è sempre data da fare e si è sempre resa disponibile, tanto che a 23 anni si è ritrovata a fare la Presidente(ssa).    

A quei tempi le persone in contrada si contavano sulle dita di una mano e, durante una riunione in cui erano presenti “i soliti 5 gatti” ed era necessario distribuire le cariche richieste dal Comune, Debora dice di sì a questa sfida. Ma ci tiene a puntualizzare: “Non sapevo cosa mi aspettasse né cosa dovevo fare. In realtà non c’era qualcosa di preciso da fare, anche se eravamo pochi eravamo un gruppo coeso e quindi le cariche alla fine rimanevano molto sulla carta, tutti facevano tutto”. È bello ascoltarla parlare di quel periodo, in cui ci descrive una contrada in qualche modo diversa da quella che viviamo oggi: “In quegli anni (primi anni ‘90) è venuta fuori la contrada che volevo, ci siamo uniti tanto anche se ovviamente, come sempre, c’erano comunque dei conflitti. Ognuno faceva tutto, da servire, a organizzare i giochi per bambini, a pulire, a fare la sfilata e cercavamo di attrare persone intorno alla contrada, ma non solo per il palio, più per viverla come comunità.

Abbiamo organizzato un sacco di eventi, come il torneo di calcio balilla   , serate con Radio4, le cene in piazza, le varie feste, tra cui il famoso evento “Torre in festa”, in cui siamo riusciti a coinvolgere tutta la Torre ed è stata una grande soddisfazione, anche perchè era nata dal niente. Tre serate con i tornei e i giochi che coinvolgevano tutte le contrade di Fucecchio, che ci mandavano le squadre per partecipare. Alla fine a organizzarla eravamo una decina di persone! Parte del ricavato servì a mettere a posto il circolo, che era anche la nostra sede. Non c’erano limiti in quel momento lì, era benvenuto chiunque facesse qualcosa di buono”. Ovviamente, tra un aneddoto e l’altro, la domanda viene spontanea:

“cos’è per te la contrada?”.  Questa dovrebbe essere la contrada: un posto dove stai bene e c’è un progetto comune. Deve essere un ambiente collaborativo, perché se c’è collaborazione funziona e va bene e stai bene, quando questa manca diventa tutto pesante. La contrada dovrebbe essere un ambiente inclusivo e aperto. Purtroppo può capitare, quando c’è un gruppo coeso, che si chiuda. Probabilmente non succede neanche volontariamente, magari si potrebbe farlo notare in quel caso, perché all’interno non viene percepito. In ogni caso, la base per stare in contrada è starci bene: se deve essere un posto dove ci si sente sacrificati o pressati, c’è qualcosa che non sta funzionando. La contrada a volte sembra essere o dovere o fatica e io invece non sposo questa idea della contrada come sacrificio. Deve essere piacere, io devo venire nella misura in cui mi fa piacere, non scarifico qualcosa per la contrada, ma vengo perché è un piacere per me. Si dovrebbe trovare la propria dimensione di piacere nella contrada, sennò succede così: ci sono anni in cui ti sdrai e poi abbandoni, perché a un certo punto diventa tutto troppo e sei stanco. Non si deve arrivare a quello e per non arrivarci ci vuole collaborazione, la dimensione del piacere giusto di ognuno”.   

E ciò che Debora ha sofferto dei suoi anni in contrada è proprio la mancanza di continuità, che è tipica della Torre, una serie di rotture tra “vecchio” e “nuovo”, situazioni che a volte portano ad allontanarsi. Ci racconta che comunque, negli anni in cui è stata più lontana dalla contrada, le è mancata tantissimo, “alla fine è vero che non importa chi c’è, ma importa starci bene, e succede che manca troppo e uno si adatta ai nuovi equilibri. Quando in Contrada ci nasci l’attaccamento rimane, la contrada ti rimane dentro. Il palio ha fatto parte della mia vita, non tanto la corsa, ma la contrada in sé e ovviamente la sfilata”.     

E parlando di palio e di corsa, come non chiederle qualcosa sulla vittoria. “È stato quello che aspettavamo da sempre e pensavamo non sarebbe mai successo. “La gioia più grande per me è stata fare il giro con le macchine  con persone che alla torre non ci vivono più ma che si sono sentite di venire, ci si guardava e si rideva, ci si sentiva tutti appartenenti e provenienti dallo stesso posto e con lo stesso fine”. Le cose da raccontare e di cui parlare sono tante e ascoltare Debora aiuta a capire meglio quante sfaccettature abbia la vita di contrada. Ci dice che per lei “l’esperienza con la contrada è anche un’esperienza di vita, mi ha permesso di fare cose ed esperienze che altrimenti non avrei fatto e mi ha fatto superare quelli che credevo ostacoli enormi. Certo, con difficoltà, ma sono stati superati, e sicuramente l’esperienza che mi ha dato la contrada se non ci fosse stata adesso mi mancherebbe. Della contrada in toto ho solo da ringraziare di averla avuta anche come riferimento”. Ovviamente non ci siamo fatte mancare la domanda finale: “cosa diresti a chi è adesso in contrada?” “Apertura, perché se siamo aperti si attirano le persone, se ci si chiude non si attira nessuno. Chi arriva deve sentirsi benvenuto, tutti devono avere la possibilità di essere parte di una contrada se vogliono. Se decido di passare da lì e fermarmi mi dovrei sentire bene accolta e questo ci riporta al discorso del piacere: tutto ha una certa misura per tutti e con quella misura tutti si fanno grandi cose”.    

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Torre, un paese in festa per l’inaugurazione della nuova piazza a Don Giuseppe Mainardi, per 60 anni priore della parrocchia di San Gregorio alla Torre.

Torre, un paese in festa

per l’inaugurazione della nuova piazza a Don Giuseppe Mainardi, per 60 anni priore della parrocchia di San Gregorio alla Torre. 

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Nonostante la pioggia che aveva insistito fino a pochi minuti prima l’inaugurazione, i torrigiani e coloro che hanno conosciuto e amato Don Mainardi, per 60 anni priore di Torre (dal 1939 al 1999), non si sono scoraggiati e si sono ritrovati numerosi per questa importantissima occasione.

Una grande cerimonia che ha visto la partecipazione del Sindaco -Alessio Spinelli-, del Vescovo di San Miniato -Andrea Migliavacca-, presenti anche l’Arciprete di Fucecchio -Don Andrea Cristiani-, il priore di Torre -Don Castello-, il presidente onorario del Comitato in memoria di Don Giuseppe Mainardi -Livio Frediani-, il presidente della Proloco Torre -Roberto Pellegrini-, il presidente della Contrada Torre -Massimiliano Venieri-, alcuni familiari parenti di Don Mainardi e per l’Unione Ciclistica La Torre 1949 -Alessandro Testai-.

31 agosto 2020 inaugurazione della piazza Don Giuseppe Mainardi, una data molto importante per questa frazione collinare perché 76 anni prima, il 31 agosto del 1944 il priore Don Mainardi fece “richiesta senza timore” al comandante delle truppe tedesche stanziate a Torre, che lo aveva avvisato dell’imminente distruzione con le mine del campanile, di  salvare almeno le campane; la richiesta del priore fu esaudita ed i soldati tedeschi scesero le campane a terra prima di distruggere il campanile; solo grazie a questo gesto coraggioso richiesto dal priore, molti anni dopo le stesse campane poterono essere riutilizzate sul nuovo campanile edificato da Don Mainardi. 

Il Sindaco -Alessio Spinelli- ha espresso soddisfazione per aver realizzato la piazza dopo tanti decenni di attesa, che di fatto ha riqualificato il centro della frazione, uno spazio oltre che dedito al parcheggio auto anche con una zona ludica, con panchine, verde pubblico e una bellissima vista sulla valle del Santini fino al padule di Fucecchio. Per la realizzazione della piazza sono stati spesi 150mila euro, e nel suo intervento ha anticipato che seguiranno i lavori di riqualificazione anche per la parte sottostante. Il presidente della Proloco Torre -Roberto Pellegrini- lo ha ringraziato a nome dei torrigiani ricordando che questa importante opera era attesa da tanti decenni.

Nelle parole del Vescovo di San Miniato -Andrea Migliavacca-, i devoti del priore Don Mainardi hanno ricevuto parole di sincero apprezzamento per il loro parroco: “Dedicare la piazza ad un priore è una riconoscenza per il bene che Don Giuseppe Mainardi ha fatto nella comunità, ma è anche motivo di memoria. Il bene è qualcosa che va tramandato: quando le giovani generazioni leggeranno piazza Don Giuseppe Mainardi priore di Torre dal 1939 al 1999 si chiederanno cosa ha fatto.”

Durante le parole delle autorità, le campane hanno iniziato a suonare alcuni rintocchi come a far sentire la presenza del priore ed esprimere la sua felicità per l’evento, tramite il suono di quelle stesse campane che salvò dalla distruzione delle bombe naziste in quel lontano 31 agosto 1944. 

Poi è intervenuto il nostro caro Don Andrea Cristiani arciprete di Fucecchio e amico per tantissimi anni di Don Mainardi; le sue parole sono state emozionanti nel ricordare la figura del priore, ricordando la sua completa dedizione al suo popolo torrigiano, protettore di questa frazione contadina e dei suoi abitanti nel periodo della ultima grande guerra e successivamente impegnato alla ricostruzione di tutto quello che era stato bombardato e distrutto.

Ha ricostruito la chiesa parrocchiale tra il 1946 e il 1947, il campanile nel 1952 e i locali dell’asilo, del cinema-teatro e del catechismo tra gli anni settanta e ottanta.

Le parole di Don Andrea non hanno mancato di esprimere la sua sincera felicità che da oggi, 31 agosto 2020, la figura di riferimento per eccellenza di Torre è di fatto legata per sempre a questa frazione;  “finalmente si è avverato un bel desiderio, la piazza Don Giuseppe Mainardi da oggi è realtà … all’ombra del suo campanile e della sua chiesa. Era l’ottobre del 2017 quando tu, Giuliano, mi proponesti questa idea, subito sostenuta dagli amici di Don Mainardi, di intitolargli la nuova piazza che sarebbe stata costruita a breve dal Sindaco Spinelli, ed io ne rimasi piacevolmente meravigliato tant’è che scrissi immediatamente una lettera a sostenere questa piacevole iniziativa torrigiana.”

Infine l’intervento di Livio Frediani presidente del Comitato in ricordo di Don Giuseppe Mainardi, amico storico del priore, con i suoi ricordi di gioventù quando il giovane priore Don Mainardi organizzava gite in bicicletta anche sul Monte Serra e comunque sincere parole ad evidenziare la completa dedizione del priore a questa frazione, offrendo di fatto tutti i suoi risparmi e quelli di sua madre per ricostruire, ristrutturare ed edificare tantissime opere a Torre, che ancora oggi sono i simboli fondamentali di questa frazione.

Parole confermate anche dalla signora Poggianti, anziana parente del priore, che ha ricordato pubblicamente che “Don Giuseppe spendeva tutto quello che aveva per la sua chiesa, e per le opere in favore dei suoi parrocchiani torrigiani a tal punto che quando andavano a trovarlo (i parenti di Forcoli) gli portavano sempre una bella spesa di prodotti alimentari perché dalla povertà che si era ritrovato per questi continui gesti caritatevoli, spesso trovavano ben poco sulla tavola del priore”; queste parole hanno suscitato nei presenti momenti di sincera commozione al ricordo del priore.

Alla cerimonia erano presenti anche il vicesindaco Emma Donnini, gli assessori Fabio Gargani, Valentina Russoniello ed Emiliano Lazzeretti.

Terminata la cerimonia ufficiale, tutti gli intervenuti si sono ricordati dei bei momenti avuti con Don Mainardi, ed alcuni giovani di quel tempo si sono perfino emozionati …

Debora P. e Grazia C. hanno ricordato il priore, alla fine degli anni ’70, che per tutta la settimana portava sempre una tonaca nera, al limite dell’usura, spesso rassettata e ricucita in più punti poiché Lui pensava prima alla sua Chiesa ed al suo popolo e dopo alle sue cose; Enrico T. e Giuliano F. invece lo ricordano a casa sua con la mamma Ada ed il suo immancabile biliardino per far giocare i giovani ed il contenitore delle caramelle sempre a disposizione per noi ragazzini pur notando la sua situazione familiare di estrema ristrettezza economica, che mai gli impediva di far divertire i suoi bambini… e quante volte dal pulpito dell’altare chiedeva una maggiore offerta alla messa per pagare i debiti (interminabili) per edificare o abbellire la chiesa San Gregorio Magno, oppure quando ci caricava sulla sua auto, una 500 bianca e ci portava a mangiare la pizza che ci offriva lui.

Una pergamena è stata apposta sotto il cartello della nuova piazza letta e apprezzata da tutti gli intervenuti:

DON GIUSEPPE MAINARDI PRIORE DI SAN GREGORIO ALLA TORRE DAL 1939 AL 1999

Zelante Sacerdote e instancabile animatore sociale anche nei tempi difficili del secondo dopoguerra, ha ricostruito la chiesa parrocchiale tra il 1946 e il 1947, il campanile nel 1952 e i grandiosi locali dell’asilo, del cinema-teatro e del catechismo tra gli anni Settanta e Ottanta. Fervente educatore alla fede attraverso le opere e la parola, ha fondato il giornalino parrocchiale come strumento di evangelizzazione. Esempio di carità e di evangelica povertà, ha illuminato anche lontane terre di missione con la costruzione di una chiesa di S. Gregorio in Pakistan e con il sostegno alle comunità cristiane in Brasile. Solenne tributo alla memoria di un umile e fedele Servitore di Dio

La Comunità di Torre, 31 agosto 2020 

 

Al termine della cerimonia, tutti i partecipanti erano felici di aver partecipato a questa bella iniziativa che sicuramente ha contribuito a rievocare piacevoli momenti di vita torrigiana di tanti anni fa.

 

 

cliccaretutte le foto della inaugurazione della piazza Don Giuseppe Mainardi

 

 

 

 

 

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Pagina dedicata alla Storia della frazione Torre e del suo Priore Don Giuseppe Mainardi