Il cavallo di Buio e la solidarietà… continua la storia di Torre.

Il cavallo di Buio e la solidarietà…
continua la storia di Torre.

Tanto tempo fa sentii parlare da nonno Gino di questa “nobile” azione del popolo contadino torrigiano degli anni ’30, molto sensibile alle difficoltà dei propri amici concittadini di frazione e non, e mi sono messo alla ricerca dell’articolo di giornale che narrava questa storia … poiché qualcuno diceva che esistesse e che fosse custodito in qualche posto.

Finalmente Liviana Frediani mi ha fatto avere una fotocopia dell’articolo di giornale che narrava tale fatto… l’articolo esisteva realmente e l’originale era gelosamente custodito da Livio Frediani nel suo personale archivio dei ricordi.

Ecco la storia realmente accaduta de “Il cavallo di Buio”, ovvero di Umberto Biondi detto Buio.

È talmente entusiasmante conoscere la “solidarietà” di quel popolo di Torre che è con sincero piacere poterlo mettere a disposizione di tutti i miei amici ed a chiunque abbia desiderio di leggerlo.

Giuliano

 

articolo di giornale 
di Ezio Cioni
(presumibilmente degli anni ’80)

 ” Il cavallo di Buio e la solidarietà “

 

“Il cavallo di Buio” il titolo potrebbe apparire astratto, ma per chi ha vissuto quei tempi è molto significativo e mi auguro che la conoscenza di quei fatti sia perlomeno oggetto di curiosità storica.

 

Siamo negli anni ’30, in una frazione del comune di Fucecchio: a La Torre, mollo estesa come territorio e con circa mille abitanti, in mezzo al verde della campagna tipica toscana, tra colline e vallate che scendono lentamente verso il padule, come fiumi verso il mare.

 

La popolazione di una civiltà contadina che si tramanda di padre in figlio per secoli e secoli, in famiglie di pochi cognomi e tanti rami (i Frediani, i Cioni. i Favini, i Valori , i Campigli ecc.) svolgeva quasi interamente il lavoro dei campi a mezzadria o come piccoli proprietari

 

E’ sorprendente ricordare come la gente era prodiga verso gli altri quando si avvicinava il periodo della semina e del raccolto del grano, della vendemmia, come quando si raccoglieva il granturco e la sera a “veglia” si scartocciava tutti seduti sul monte delle pannocchie fino ad esaurimento, tra grida, canti , risate e … bicchieri di vino, mentre i ragazzi si rincorrevano intorno.

Quella gente aveva anche i suoi guai ed i suoi difetti, ma cercava sempre di risolvere tutti i problemi. Si aiutavano, si parlavano a finestre spalancate e le porte delle case rimanevano aperte anche di notte, tanta era la fiducia dell’uno nell’altro.

Il giorno della festa era un incontro molto importante e a parte la chiesa gremita di credenti, la piazza del piccolo borgo si riempiva ed i giovani e le ragazze avevano l’occasione di scambiarsi, con il viso arrossato dall’emozione, un sorriso o anche qualche parola che in molti casi era poi l’inizio di un dialogo più intimo.

I fatti di rilievo in questa comunità sono stati tanti, ma uno di questi val la pena di raccontarlo.

Tra stalle sempre gremite di bestie che servivano per i lavori nel campi e mucche da latte c’erano due famiglie che avevano il cavallo; uno era un certo Biondi detto “Buio” (quasi nessuno allora veniva chiamato con il suo nome e si usavano nomignoli come il Ninno, il Nano, Ciapone, Fungo, Carcagnoni, la Ralla, il Boddo, Bicco, Rocchino, Brucino, il Bocchi , Bomba).

La famiglia, come tante, era di quelle ad un livello economico non dei migliori ed il suo sostentamento era legato al cavallo e al barroccio che faceva da carrozza, trasporto materiali, spedizioniere, trasporto di legna e fieno.

Buio aveva sempre acquistato i cavalli, per motivi economici, tra i più malandati che offriva il mercato e queste povere bestie, a parte il loro andare incredibilmente lento, quando arrivavano in salita dovevano fare molte soste assieme al loro padrone appiedato e, molte volte, costretto a spingere il barroccio. Un giorno il povero cavallo si rifiutò di lasciare la stalla e di lì a pochi giorni morì.

Buio era disperato; non aveva la possibilità, in quel momento, di acquistarne un altro. Tutta la comunità gli fu vicina e cercò di rincuorarlo, passò del tempo, ma quando la gente si accorse che il cavallo non lo ricomprava si organizzò; nacque una specie di comitato e bussando casa per casa fu chiesto quel che ognuno poteva dare : cosi fu raggiunto la somma necessaria per l’acquisto.

Cosi Buio ricomparve lungo le strade sterrate dietro al lento andare del suo cavallo e quando incontrava i compaesani li fissava negli occhi dimostrando tutta la sua riconoscenza senza bisogno di parlare.

Ora in quelle strade, come in ogni località di campagna, è apparso l’asfalto e le povere case dei contadini sono diventate ville; sono nate altre case, i rigogliosi campi con la vite che faceva da siepe non ci sono più . Gli uomini e le donne si sono mescolali con gente venuta dal nord ed al sud creando la nuova comunità del benessere.

Nulla da dire . La vita è certo più facile, ma questa comunità ha chiuso le finestre e non lascia più la chiave nella porta delle case, anzi la chiude a doppia o tripla mandata ma, soprattutto non è più disposta a dare aiuto al prossimo.

 

LA CARITORRE ORGANIZZA MERCOLEDI 27 GIUGNO 2018 : ” CENA + TOMBOLA “

LA CARITORRE ORGANIZZA
” CENA + TOMBOLA “

Mercoledi 27 Giugno 2018 ore 20,30 
Piazza San Gregorio – TORRE – (Fucecchio-FI)

 

 

Manuela Pellegrini , coordinatrice della CARITORRE, la Caritas di Torre, vi invita a partecipare alla cena, mercoledi 27 Giugno 2018, alle ore 20,30.

Una bella serata da passare tutti insieme, ricco buffet a 8€, a seguire 5 tombole a 5€, al fine di sostenere le iniziative della Caritas torrigiana.

 

 

 

Prego confermare la presenza a Manuela 333 423 9583.

 

 

 

31 maggio 1952 inaugurazione del campanile abbattuto dai nazisti, che Don Giuseppe Mainardi fece ricostruire per amore della sua frazione 

31 maggio 1952
inaugurazione del campanile abbattuto dai nazisti,
che Don Giuseppe Mainardi fece ricostruire
per amore della sua frazione 

 

 

“Solo 5 mesi servirono a Don Giuseppe Mainardi per far ricostruire il campanile, dalla parte opposta dell’originaria posizione (sulla sinistra, per poter ampliare la chiesa).
Fin dagli ultimi anni Quaranta aveva il desiderio di ridare la torre campanaria alla sua amata frazione”

 

A partire dalla fine degli anni Quaranta, Don Mainardi pensò che fossero maturi i tempi per la ricostruzione del campanile . Non fu un’impresa facile, poiché molti ostacoli si frapposero dinanzi ai buoni propositi del sacerdote di Torre : dopo aver ampliato la chiesa , grazie alla donazione del terreno da parte dell’avvocato Traballesi, era venuto a mancare, sul lato destro dell’edificio sacro , lo spazio per ricostruire la torre campanaria. Per questo motivo , l’architetto Severino Crott, già nel 1946, aveva progettato di realizzare tale struttura dalla parte opposta , lungo la strada . Il Comune, però , si era rifiutato di concedere il terreno necessario , poiché in quella area intendeva costruire la scuola, che sarebbe stata ostacolata dal campanile. 

il Priore fu costretto ad abbandonare momentaneamente il suo progetto , per poi riprenderlo due anni dopo, quando , evidentemente, si profilò una situazione più favorevole alla sua iniziativa.

Scriveva, infatti , il priore, il 22 giugno 1950, in una lettera rivolta al Sindaco di Fucecchio : «Essendo stato minato dai Tedeschi il campanile della Chiesa parrocchiale di La Torre, il Genio Civile ha finanziato il progetto di ricostruzione del medesimo [ … ]. Dato però che sull’area che occupava il vecchio campanile è stata costruita per ampliamento della chiesa, si rende necessaria una diversa ubicazione del nuovo campanile . Secondo il desiderio e il consiglio dell’ arch. Ingegnere [ … ] Capo del Genio Civile il punto che meglio risponde allo scopo è dal lato sinistro della chiesa in prossimità della strada comunale [ … ] . A tale scopo il sottoscritto chiede alla Sig. V. Illustrissima la cessione di un’area di proprietà del Comune di m. 3,50 x 3.50. Fiducioso che la presente rispettosa domanda venga favorevolmente accolta , saluto distintamente».

Contemporaneamente Don Mainardi si era attivato, tramite la Curia Vescovile, al fine di ottenere il finanziamento, da parte del Provveditorato alle Opere Pubbliche, necessario alla ricostruzione del nuovo campanile, considerato che la vecchia torre era stata distrutta dagli eventi bellici. Il 26 luglio 1950, la Prefettura di Firenze informava la Curia che il Provveditore della Toscana aveva approvato i lavori di ricostruzione in base alla perizia 4418 «per l’importo di 2.400.000». 

Don Giuseppe non si scoraggiò nemmeno di fronte all’opposizione di comitato, formato da alcuni torrigiani, intenzionato a impedire la realizzazione della nuova torre campanaria sul ‘lato strada’.

Fu in particolare Africa Pandolfi, detto il Bacchi , (che gestiva insieme a sua moglie Clara Fiaschi – detta Clarina – un negozio di tabacchi e di generi alimentari nell’edificio dietro la chiesa) a contrastare l’iniziativa del Priore: egli temeva che il nuovo campanile (la cui costruzione era prevista a pochi metri di distanza dalla sua ‘bottega’, gli ostruisse la luce del sole e la ‘visuale’ .

Fu coinvolto persino il Sindaco di Fucecchio, Angiolo Cecconi, il quale, malgrado propositi dei detrattori di Don Giuseppe, approvò la sua richiesta. Scriveva, infatti il Primo cittadino, in risposta al parroco di Torre: «Pregiami significarle che l’istanza avanzata dalla S.V. per la cessione dell’area di cui all’oggetto [per la ricostruzione del campanile] è stata accolta in linea di massima da questa Giunta Comunale sarà sottoposta, per competenza, all’esame del Consiglio Comunale [ . .. ]».

Il 3 luglio 1950, l’assemblea municipale decise, all’unanimità, «di cedere gratuitamente alla Chiesa Prioria di S. Gregorio alla Torre» la porzione di strada necessaria a realizzare l’opera prevista da Don Mainardi.

I lavori, tuttavia, non iniziarono subito a causa di alcuni ritardi da parte del Provveditorato alle Opere Pubbliche.

Soltanto agli inizi del 1952 prese il via la ricostruzione.

il 31 maggio dello stesso anno, alle ore sedici e trenta, si svolse la solenne cerimonia di inaugurazione e di benedizione,

con la partecipazione di S.E. Mons . Felice Beccaro, di vari predicatori, della corale e del corpo musicale di Massarella, a cui seguì lo scioglimento delle campane – dedicate al Patrono con numerosi ‘doppi’ annunzianti l’inizio della Festa, che proseguì anche il giorno successivo. Domenica primo giugno , durante il mattino, si susseguirono ben tre celebrazioni eucaristiche ; nel pomeriggio si svolse la processione del SS. Sacramento con l’intervento del Vescovo , di molti esponenti del clero , nonché del corpo musicale Massarella ; la sera, alle ore ventidue, conclusione della festa solenne con un concerto bandistico e con uno spettacolo pirotecnico. Alla inaugurazione non poté partecipare – a causa di precedenti impegni – l’On. Aldisio , Ministro dei Lavori Pubblici , il quale espresse auguri e saluti al sacerdote di Torre , che lo aveva invitato la significativa cerimonia.

  

tratto dalla pubblicazione:

“AL TEMPO DEL PRIORE DON GIUSEPPE MAINARDI
Immagini e cronache da San Gregorio alla Torre”

Prof. Francesco Campigli (2011)

90 candeline per Livio Frediani, tanti Auguri di Buon Compleanno

90 candeline per Livio Frediani,
tanti Auguri di Buon Compleanno,
all’amico del priore Don Mainardi

Tanti auguri di Buon Compleanno Livio
per i tuoi novanta anni,
dai tuoi amici torrigiani.

 

Caro Livio Frediani, ogni volta che ti incontriamo, sei sempre disponibile a passare il tuo tempo con noi senza alcun limite e senza fretta di andartene altrove, raccontandoci la storia “vissuta in prima persona” della nostra frazione Torre, sia che si parli della guerra sulle nostre colline, oppure che si parli della Contrada, della Parrocchia, del tuo caro amico Priore Don Giuseppe Mainardi, della distruzione per mano dei nazisti e ricostruzione del campanile e della chiesa, del Circolo …. insomma di tutto ma veramente tutto quello che la nostra frazione Torre ha vissuto nei 90 anni passati. 

E’ sempre un Onore con la “O” maiuscola incontrarti e parlare con te, che sei veramente un “Torrigiano D.O.C.”

 

 

Non a caso il COMITATO IN MEMORIA DI DON GIUSEPPE MAINARDI PRIORE DI TORRE DAL 1939 AL 1999 , ti ha nominato :
Presidente onorario, per acclamazione, Livio Frediani, 
“parrocchiano storico” di Torre (impegnato per decenni nell’Azione Cattolica e collaboratore del Priore) che, con i suoi novant’anni, può testimoniare l’intera parabola sacerdotale di Don Giuseppe, fin dal suo arrivo a Torre, nel lontano 1939. Nell’incontro del 19 ottobre 2017, Livio ha ricordato la figura del Priore, soffermandosi soprattutto sulla sua instancabile volontà di operare il bene, nonché sulla sua umiltà e povertà, nella quale visse, con convinzione, per tutta la vita, a imitazione di Cristo.

 

12 marzo 1947, Festa di San Gregorio Magno patrono di Torre.

Il gruppo di giovani posto davanti alla chiesa è costituito da (partendo dalla fila in piedi a sinistra): Livio Frediani, Enzo Fabiani, Alfio Cioni, Piero Rabani e Mario Barontini, geometra del Comune di Fucecchio (quest’ultimo non abitava alla Torre, ma era un devoto di San Gregorio). In basso, da sinistra: Sergio Frediani e Ezio Cioni. Essi – ad eccezione di Barontini – costituivano il gruppo giovanile di Azione Cattolica. (fotografia di Livio Frediani).

Tratto dal libro : “Al tempo del Priore Don Giuseppe Mainardi. Immagini e cronache da San Gregorio alla Torre” del Prof. Francesco Campigli stampato nel 2011

Tanti auguri di cuore, Giuliano.

31 agosto 1944 – i nazisti distruggono il Campanile e la Chiesa di Torre, Don Giuseppe Mainardi riesce a salvare le campane

31 agosto 1944
i nazisti distruggono il Campanile e la Chiesa di Torre,
Don Giuseppe Mainardi riesce a salvare le campane

 

 

“Essi avvisarono don Giuseppe che avrebbero minato e distrutto il campanile e la chiesa. – Aiutatemi a salvare almeno le campane – chiese al tenente con il quale aveva stabilito una certa intesa. Il tenete austriaco, per dimostrare che quanto faceva dipendeva esclusivamente dalle direttive dei Comandi superiori, ordinò ai suoi soldati di scendere a terra le campane…
Prima di abbandonare Torre, il 31 agosto 1944, il campanile e la chiesa vennero irrimediabilmente distrutti. “

 

LA GUERRA ARRIVA ANCHE A TORRE.  La pastorale di don Giuseppe non poteva ignorare i disagi ed i pericoli della guerra che, dopo tre anni di insuccessi e dopo la caduta temporanea del Fascismo del 25 luglio 1943, compì una svolta di 360 gradi l’ 8 settembre 1943.  I Tedeschi, nostri alleati fino all’ 8 settembre 1943, divennero, per decisione del Governo Italiano, nostri nemici. Ci fu in Italia uno sbandamento generale. Molti soldati torrigiani, dopo l’ 8 settembre, attraverso pellegrinaggi davvero avventurosi rientrarono nelle proprie abitazioni. L’esercito tedesco occupò tutta l’Italia peninsulare. visto che la Sicilia era già stata occupata dagli Anglo-Americani che ora noi chiamavamo Alleati.  La polizia della Repubblica di Salò, costituita dal redivivo Benito Mussolini liberato dai Tedeschi dava la caccia ai soldati ritornati dal fronte e ai renitenti alla leva che si erano imboscati nelle Cerbaie e nel Padule.  Nel 1944 la situazione peggiorò ulteriormente allorché il fronte di guerra, all’inizio dell’estate. si attestò sull’Arno. Il territorio comunale di Fucecchio pullulava in ogni parte di soldati tedeschi.

In previsione di una offensiva angloamericana, i tedeschi avevano minato ponti, piante secolari, torri, edifici che, crollati, avrebbero ritardato l’avanzata dell’Armata dei cosiddetti Liberatori. 

Il 21 luglio, dopo i ripetuti cannoneggiamenti americani che avevano mietuto vittime e distruzioni nel paese di Fucecchio, il Comando delle forze tedesche che operava nel nostro Comune decretò lo sfollamento di tutta la popolazione del capoluogo. Nel primo pomeriggio si verificò l’esodo di tutta la popolazione di Fucecchio. Molte famiglie si fermarono nel Padulino, quello compreso fra il Ponte del Cioni e Stabbia; altre proseguirono in direzione di Torre; altre ancora verso Massarella; altre deviarono sulle colline di Cerreto Guidi.  Tutte la case coloniche di Torre dovettero ospitare una, due, tre e perfino dieci famiglie di fucecchiesi. Ma anche Torre non venne risparmiata dalle cannonate. Fin dalla prima sera dello sfollamento, proprio a Torre trovò la morte un fucecchiese: Gualtiero Pascucci. Nelle ville di Torre si trovavano nuclei di ufficiali tedeschi, in maggioranza di origine austriaca. Fortunatamente scattò nel cuore dei torrigiani, la molla della solidarietà nei confronti dei Fucecchiesi che erano privi di tutto. Don Giuseppe ed Ada si prodigarono per convincere i parrocchiani  ad aprire le loro case, le loro cascine, le loro stalle, le loro dispense, i loro rifugi che permisero il salvataggio di numerose persone. Ebbene, anche in questa emergenza così grave e pericolosa, Don Giuseppe Mainardi continuò imperterrito a celebrare ogni mattina la S. Messa. La mitezza e la lealtà del priore furono molto apprezzate dagli ufficiali tedeschi.

Essi avvisarono don Giuseppe che avrebbero minato e distrutto il campanile e la chiesa. – Aiutatemi a salvare almeno le campane – chiese al tenente con il quale aveva stabilito una certa intesa.

Il tenete austriaco, per dimostrare che quanto faceva dipendeva esclusivamente dalle direttive dei Comandi superiori, ordinò ai suoi soldati di scendere a terra le campane.

Poco dopo l’alba della domenica 20 agosto, pattuglie tedesche di stanza fuori del comune di Fucecchio effettuarono un rastrellamento in grande stile e gli oltre duecento catturati vennero incolonnati lungo la salita di Caino. Questa volta don Giuseppe non poté nemmeno uscire allo scoperto altrimenti anche lui sarebbe potuto cadere nella rete come ci erano caduti l’avvocato Egisto Lotti e suo figlio, l’ispettore Tommaso Marradi, il portalettere Alfredo Soldaini. Il 23 agosto 1944 venne percepito anche a Torre l’eco dell’orribile strage che i tedeschi ordirono nel Padule di Fucecchio.

Prima di abbandonare Torre, il 31 agosto 1944, il campanile e la chiesa vennero irrimediabilmente distrutti.

Don Giuseppe, imperterrito, continuò a celebrare quotidianamente la S. Messa nel salone della Misericordia poco distante dalla chiesa.  Il 2 settembre tutti gli sfollati fucecchiesi, fatti i debiti ringraziamenti, ritornarono nel capoluogo sebbene quasi tutte le loro abitazioni avessero subito gravi danneggiamenti. Torre tornò a respirare.  

 

  

tratto dalla pubblicazione:

“DON GIUSEPPE MAINARDI Priore di TORRE”
Maestro Mario Catastini (1999)