Una piazza per il priore Don Giuseppe Mainardi parroco per 60 anni a Torre, che realizzò la  scuola anche con i risparmi suoi e della mamma,  e che coinvolse i paesani nella ricostruzione di chiesa e campanile.

Una piazza per il priore
Don Giuseppe Mainardi
parroco per 60 anni a Torre,

che realizzò la  scuola anche con i risparmi suoi e della mamma,  e che coinvolse i paesani nella ricostruzione di chiesa e campanile.

Articolo di Marco Sabia, da “Il Tirreno” del 16/02/2020

 

Il suo nome si legherà per sempre alla piazza per la quale si è speso tanto nei suoi sessant’anni da priore alla Torre: don Giuseppe Mainardi – parroco della frazione dal 1939 al 1999 (anno della morte) – darà il nome alla nuova piazzetta in fase di completamento accanto alla chiesa e al campanile che il prete in prima persona contribuì a ricostruire dopo la guerra.  La giunta comunale guidata dal sindaco Alessio Spinelli ha infatti avallato la proposta del consiglio pastorale torrigiano e a questo punto manca solo l’ok del prefetto di Firenze. Un passaggio più che altro burocratico, perché le normative sulla toponomastica prevedono vincoli di intestazione solo per chi è morto da meno di dieci anni (salvo che non si tratti di personalità di rilevanza nazionale, come ad esempio piazza Enzo Biagi a Fucecchio, per le quali si deroga più facilmente).  Ma lo storico parroco è venuto a mancare ormai 21 anni fa, quindi questo problema non si pone. Don Giuseppe Mainardi nasce a Palaia nel 1910 e muore il 12 giugno 1999. Priore di Torre dal febbraio 1939 fino al 1999, nel Natale 1991 a causa di un ictus viene ricoverato in varie case di cura e poi all’ospedalino di Castelfranco di Sotto.
Affiancato dai preti della Collegiata di Fucecchio, don Mainardi resta comunque parroco di Torre fino alla morte. Ogni domenica tornava in parrocchia e nella sua canonica per incontrare nuclei familiari, salutare vecchi amici, pregare nella sua chiesa (grazie alla parente Isabella Mal tomini che lo accompagna e lo segue negli anni della malattia). Dopo i disastri della guerra, ricostruisce la nuova e grande chiesa di Torre tra il 1946eil 1947. Il campanile infatti era stato minato dai tedeschi e poi venne fatto saltare, finendo addosso alla chiesa.
Ricostruisce il campanile nel 1952, dopo che era riuscito a convincere l’ufficiale tedesco a fargli salvare almeno le campane.  Acquista la casa del fascio negli anni Cinquanta e la amplia enormemente sul retro della piazza di Torre tra la fine degli anni ’60 e il 1982 per realizzare locali da destinare a asilo nido, scuola materna parrocchiale, aule per il catechismo e cinema-teatro (negli anni ’80 e ’90). Ciò fu possibile grazie alle offerte dei parrocchiani, ex parrocchiani e ai risparmi personali del priore e alla pensione della madre centenaria Ada Bonsignori, un punto di riferimento per molte generazioni di torrigiani dagli anni quaranta in poi. Nel 1982 ristruttura l’interno della chiesa con le opere dell’artista di fama internazionale Arturo Carmassi, che viveva a Torre.
Nel 1992 il priore, con i propri risparmi personali, fa costruire una chiesa in Pakistan, a Faisalabad , intitolata al patrono di Torre San Gregorio Magno Papa, per sostenere una comunità cristiana in quella lontana terra del Medio Oriente. Le sue vicende di vita sono raccontate nel libro di Francesco Campigli dal titolo “Al tempo del priore Don Giuseppe Mainardi”. Il quale sarà ricordato anche per le festività del patrono di Torre, su iniziativa dell’attuale parroco Don Castel. A don Mainardi è intitolato anche un comitato, presieduto da Livio Frediani (storico parrocchiano) e animato da molti torrigiani, tra cui Giuliano Frediani.

 

 

Livio Frediani appena ha letto questo articolo si è sinceramente emozionato, e mi ha confidato una immensa felicità nel sapere che finalmente l’iter della intitolazione della nuova piazza a Torre, al suo amico Don Giuseppe Mainardi si era concluso positivamente.

Livio mi ha detto con soddisfazione: “Finalmente al nostro priore storico di Torre sono stati dati gli onori che meritava; per 60 anni ha servito e guidato questa frazione, soprattutto nei momenti difficili della guerra e dopo-guerra. Tutti dobbiamo esserne felici di questa cosa. Un ringraziamento particolare a te Giuliano che hai avuto questa bella idea, al priore Don Castello ed al Consiglio Pastorale che hanno avallato questa iniziativa ed all’amministrazione ed il Sindaco Alessio Spinelli che l’ha realizzata.”

 

Pagina dedicata alla Storia della frazione Torre e del suo Priore Don Giuseppe Mainardi

 

I torrigiani ringraziano l’amico Marco Sabia per il bellissimo articolo pubblicato su “ Il Tirreno ” e per la lieta notizia dell’intitolazione della nuova piazza al nostro parroco storico “Don Giuseppe Mainardi”.

I torrigiani ringraziano l’amico Marco Sabia per il bellissimo articolo pubblicato su “ Il Tirreno ” e per la lieta notizia dell’intitolazione della nuova piazza al nostro parroco storico “Don Giuseppe Mainardi”.

Don Castello consacra i colori bianco-celesti della Contrada Torre nella Basilica della Natività, dove Gesù Cristo è nato

Don Castello consacra i colori bianco-celesti
della Contrada Torre
nella Basilica della Natività,
dove Gesù Cristo è nato

“Ho approfittato dei miei dieci anni d’Ordinazione sacerdotale, che ricorrono in quest’anno, per fare questo pellegrinaggio in Terra Santa sui passi di Gesù Cristo, pellegrinaggio dei Sacerdoti organizzato dalla Diocesi di San Miniato sull’iniziativa del nostro Vescovo, Mons. Andrea Migliavacca.

Questo pellegrinaggio è stato per me l’occasione di meditare, di riflettere e di fare il punto sulla mia missione sacerdotale ricevuta da Cristo da 10 anni, e di contemplare la bellezza dell’Amore di Dio per la sua Chiesa e per gli uomini.

Come prete e parroco per la territorialità di Torre e Ponte a Cappiano, ho voluto portare in Terra Santa, cuore della nostra Fede Cristiana, il popolo che la Diocesi mi affidato. Per quanto riguarda il Popolo del territorio della Torre, ho pensato di simboleggiare la sua presenza durante il mio viaggio coi colori della Contrada pensando ovviamente anche alle altre realtà associative sul nostro territorio (Proloco, ETC…). Per questo, quando siamo arrivati con il Vescovo a Betlemme, nella Basilica della Natività, proprio il luogo dove Gesù Cristo è nato, ho voluto presentare e consacrare a Gesù la bandiera bianco-celeste della Contrada della Torre pregando per la rinascita della Torre. Questa rinascita della Contrada e di tutta la Torre soprattutto nei nostri rapporti di collaborazione e fraternità. perché abbiamo lo stesso campo e obiettivo: la gioventù ed il bene dei Torrigiani.

È proprio per questo che io, come rappresentante della Chiesa di Torre, ho voluto portare a Gesù nel suo luogo di Incarnazione, la bandiera della Contrada Torre perché sia veramente un punto di partenza per una collaborazione forte con la Contrada Torre e per fare delle cose insieme. Perciò ho pregato a Cristo di poter accompagnarci in questo cammino, a poter incarnarsi nelle nostre realtà, nella nostra vita, nelle nostre Associazioni e gruppi della Torre.

Ho pregato con il mio cuore, pensando a tutti i torrigiani e parrocchiani di Torre, affinché il Signore benedica tutti, e dìa a tutti una buona salute, pace, tranquillità e serenità e aumenti  la nostra Fede affinché viviamo da veri e autentici cristiani in questi momenti  in cui la fede spesso viene a mancare.

Pertanto, ho chiesto a Gesù di aiutarmi in questa missione e di illuminare di nuovo i Torrigiani ed i Ragazzi affinché noi possiamo lavorare fraternamente con questo spirito di Fede e di armonia.

Che Dio ci benedica ! “

DON CASTEL ROSTAINGUE BADIABO NZABA

https://www.prolocotorre.org/parrocchia-san-gregorio-magno-2/

 

cliccaretutte le foto del viaggio a Betlemme di Don Castel

Nominato il nuovo Consiglio Direttivo Contrada Torre per il biennio 2019-2021

Nominato il nuovo
Consiglio Direttivo
della Contrada Torre
per il biennio 2019-2021

In data 30 settembre 2019, si è tenuta l’assemblea generale ed in quell’occasione il Governatore uscente Romano Benericetti ha informato i partecipanti del lavoro effettuato nel triennio 2016-2019 dal suo Consiglio Direttivo (uscente), delle varie feste e manifestazioni effettuate, dei vari Palii effettuati e Cortei storici, dell’andamento economico-finanziario e delle varie problematiche in essere.

Si è soffermato sulla necessità di continuare a perseguire l’unità di intenti, sempre e solo a favore della nostra contrada bianco-celeste.

MEMENTO AUDERE SEMPER

Successivamente ha comunicato che a norma del vigente statuto, poiché è stata depositata una sola lista, il nuovo Consiglio Direttivo per il biennio 2019-2021 è il seguente:

 

Consiglio Direttivo 2019-2021

 

Governatore : Massimiliano Venieri 

Vicario Generale : Romano Benericetti

Cancelliere : Giuliano Frediani

Capitano : Luca Mazzoni

Camerlengo Bilanciere : Giulia Frediani

Maestro di Sfilata : Cristiana Parisi

Gran Cerimoniere : Virginia Francalanci

 

Il Barbaresco ed i Mangini saranno nominati dal Capitano entro 30 giorni dalla data dell’assemblea.

 

Il Governatore uscente, a nome di tutto il suo Consiglio Direttivo, augura un prolifico futuro al nuovo eletto.

 

Torre, venti anni anni fa moriva don Giuseppe Mainardi – il settimanale della Diocesi di San Miniato LA DOMENICA ricorda il priore attraverso le parole della scrittrice Rosa Di Benedetto Odazio

TORRE, VENTI ANNI FA MORIVA
DON GIUSEPPE MAINARDI

il settimanale della diocesi di San Miniato
 “LA DOMENICA” ricorda il priore attraverso
le parole della scrittrice
Rosa Di Benedetto Odazio

 

In occasione del 20° anniversario della morte del Priore storico di S. Gregorio alla Torre, don Giuseppe Mainardi, pubblichiamo il testo di Rosa Di Benedetto Odazio (Lecco), la quale – commentando il libro dal titolo «Al tempo del Priore Don Giuseppe Mainardi. Immagini e cronache da San Gregorio alla Torre», scritto da Francesco Campigli nel 2011 – ripercorre le tappe principali del lungo ministero sacerdotale del Priore di Torre. La Odazio ha tenuto nella chiesa di San Gregorio Magno – durante i festeggiamenti del Millenario 1018- 2018 – una conferenza sul poeta Enzo Fabiani (nato a Torre nel 1924), presentando il suo saggio con il quale ha ottenuto un importante riconoscimento al Concorso letterario del Casentino. A Torre la dottoressa Odazio ha avuto modo di “accostarsi” alla figura di Don Mainardi, tanto da scrivere un lungo articolo che ci ha inviato per questa ricorrenza e di cui pubblichiamo alcuni brani. La Odazio sta studiando i giornalini parrocchiali (dagli anni ’70 agli anni ’90) e in particolare gli scritti del Priore, cui dedicherà prossimamente un saggio per far emergere anche le peculiarità dello stile di don Mainardi e la profondità dei contenuti da lui affrontati attraverso il bollettino parrocchiale. Si tratta, dunque, della terza pubblicazione dedicata al Priore di Torre: il primo libro fu scritto nel 1999 da Mario Catastini; il secondo nel 2011 da Campigli.

 

Il bel titolo scelto da Francesco Campigli per la sua ampia e complessa ricerca delinea una sintesi efficacissima delle molteplici tematiche esposte, che si intrecciano con la sentita rievocazione del Priore don Giuseppe Mainardi, parroco per sessant’anni della chiesa di Torre, frazione collinare di Fucecchio. Si tratta di uno studio condotto a più livelli: sul piano biografico, nei confronti di don Mainardi; su quello dell’analisi socioculturale di Torre – dagli anni ’30 a fine secolo – e dei torrigiani, seguiti nel loro rapporto con il Priore, con la chiesa e con l’osservanza religiosa, considerata anche negli aspetti della devozione popolare per il Santo Patrono e il culto mariano, lungo i decenni pre e post conciliari. Trattati in profondità e sapientemente collegati, gli argomenti si sgranano l’uno dall’altro e riguardano: la storia dell’edificio religioso, già restaurato nel corso degli anni ‘30, distrutto nel 1944 dal crollo del campanile minato dai tedeschi, fatto ricostruire e inaugurato nel 1947 dal Priore e via via da lui abbellito sia a proprie spese sia grazie ai contributi istituzionali e alle offerte di parrocchiani e amici; le consuetudini della comunità, ripercorsa nel suo vissuto rurale e nelle manifestazioni di fede, che risentono, dagli anni sessanta in poi, della “crisi del sacro”, con conseguenze significative sui comportamenti e sulla concezione esistenziale. Don Mainardi fu designato Priore di Torre nel 1937. Assistito dalla madre, Ada Bonsignori, che gli fu vicina fino alla propria morte, dimostrò sempre una vocazione pastorale altamente consapevole del proprio apostolato, ancorata agli insegnamenti di Cristo («Il sacerdote è un altro Cristo») e improntata all’operosità a favore della chiesa e verso la comunità, in rapporto costante con la diocesi e coinvolgendo, secondo i dettami del Concilio Vaticano II, anche i fedeli nella vita ecclesiale. Campigli segue minutamente le vicende della Prioria collegandole, dove occorra, al contesto nazionale e ad accuratissime documentazioni: articoli di stampa locale, testimonianze di parrocchiani, apparati fotografici e opportune citazioni da saggi e da fonti archivistiche. Narra con animo di credente, ma con spirito di cronista l’obiettività dei fatti, illustrando le tante iniziative e realizzazioni di don Mainardi, tra le quali l’asilo, la scuola materna, la sala cinematografica e teatrale, la “riqualificazione” della chiesa parrocchiale, i gruppi di catechismo e di preghiera, la costruzione a Faisalabad, in Pakistan, della chiesa intitolata a San Gregorio, l’impegno verso le missioni e il giornalino della parrocchia, su cui fino all’ultimo il sacerdote – fiaccato nel fisico dalla malattia ma non nella determinazione – continua a comunicare dalla propria rubrica («Il Pulpito del Priore») anche con i torrigiani andati altrove. Coinvolti sul piano umano, culturale, sociale e narrativo, il testo si legge con grandissimo interesse, seguendo nel susseguirsi degli anni la figura di don Mainardi, vivissima nella sua costruttiva operosità e nella tensione comunicativa del suo “farsi prossimo” nell’essenza della Parola. Ma si viene anche portati a riflessioni profonde, toccando l’autore con grande sensibilità il senso dell’identità sacerdotale, e a uno sguardo interiore, chiedendoci il come e il perché della nostra fede, o della nostra ricerca, o della nostra distanza. Al tempo del Priore Don Giuseppe Mainardi sembra evocare un’epoca assai più remota di quanto in effetti sia e ci riporta, insieme, alla dimensione evangelica, evocando l’espressione “In quel tempo”: è questo, pensiamo, un effetto della solennità con cui la figura di don Mainardi, “costruttore di chiese e di comunità di fede”, viene rivissuta attraverso le pagine di Campigli. In primo piano Torre e i suoi abitanti nell’arco quasi dell’intero ‘900; la sua chiesa e il suo Priore, ma anche la vita di una comunità i cui fedeli pagavano con le offerte del grano raccolto la statua del Patrono e si attivavano con opere manuali gratuite per la sistemazione della chiesa, arricchita da sacri arredi offerti da amici e artisti: tra questi il crocifisso ligneo in stile trecentesco senese realizzato ad Albisola, dono del grande poeta Enzo Fabiani, senza dimenticare le opere di abbellimento progettate dall’artista Arturo Carmassi: l’altare, la porta centrale e quelle laterali, il tabernacolo, la Croce senza il Cristo. In conclusione: non solamente un libro di conoscenze sulla vita e sul “tempo del Priore Don Giuseppe Mainardi”, ma la vitalità, il temperamento e il carisma di una figura sacerdotale che si dona in tutta la sua integrità, fin dall’inizio, e di cui sentiamo nel profondo l’“eredità spirituale”: “l’amore per il prossimo”, “la carità”. Come se ancora ascoltassimo la sua domanda: «Pregare è tanto difficile?», e la sua preghiera: di «compiere il bene durante il lungo cammino della vita ed amare il prossimo». Una ricerca storica sì, ma più ancora: la testimonianza di una dedizione totale e un messaggio di amore portato fino a noi (un soffio dello Spirito?), che cuore aperto l’accogliamo.

Rosa Di Benedetto Odazio

 

Articolo tratto dal settimanale della diocesi di San Miniato
 “LA DOMENICA” del 16/06/2019

cliccare per leggere  l’articolo della Diocesi 

 

 

Intervista a due contradaioli della Contrada Torre : FRANCESCO FREDIANI e CINZIA LOTTI

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Intervista a due contradaioli 
della Contrada Torre :
FRANCESCO FREDIANI
e CINZIA LOTTI

preparatori dei bambini
biancocelesti per

il PALIO IN GIOCO 2019

Buongiorno Cinzia,
come ben sai è finito il triennio di questo consiglio di contrada. Quali sono state le tue sensazioni che hai provato in contrada e cosa ti auspichi per il buon futuro della Contrada Torre. Giuliano

 

Ciao Giuliano,
per una piccola frazione dislocata sparsa nel territorio non è facile costruire gruppi affiatati di partecipanti alla vita di contrada, inoltre chi risiede nel cuore della frazione spesso e arrivato da poco alla Torre o ha amicizie e proviene da altre contrade del capoluogo come me.

Io da 30 anni abito qui ho partecipato sempre con qualsiasi dirigenza agli eventi ma mai ho fatto qualcosa di particolare negli ultimi due anni visto che Giorgio (mio figlio) è Virginia (la sua fidanzata) stanno così bene nel gruppo giovani che si è andato a creare, mi sono lasciata un pochino coinvolgere allenando i bimbi biancocelesti per “IL PALIO IN GIOCO” .

Bella esperienza per me che vivo sempre con i bambini soprattutto non mi ha costretto nessuno;  ho fatto in coscienza ciò che ho ritenuto opportuno fare senza essere mai costretta e questo è un punto importante devo dire brava a Desi (Tedeschi, Maestro di Sfilata) che sa parlare alle persone di contrada, bravo al Governatore ed a tutti i componenti del consiglio, mai oppressivi, sempre con il sorriso, sempre disponibili.
In contrada si va per rilassarsi non per sentire sermoni. Con questo non voglio fare critiche auspico che tutti i torrigiani ragionino con il cuore in pace, a me piacciono tutti. Si deve apprezzare sia chi sa fare di più e chi di meno, chi ha più voglia e chi meno… sono altri i problemi della vita.

La contrada Torre e le altre associazioni presenti alla Torre sono tutte super valide grazie a tutti per quello che fanno e spero vorranno fare… ci deve essere posto per tutti.

Buongiorno Francesco, 
la stessa domanda fatta a tua moglie Cinzia, la faccio anche a te: le tue sensazioni che hai provato in contrada e cosa ti auspichi per il buon futuro della contrada torre. Giuliano

Ciao Giuliano,
la contrada Torre in questi tre anni, a mio avviso, è stata più aperta a persone che possono dare una mano saltuariamente, poiché non possono partecipare a tempo pieno.

In questo ultimo triennio mi sembra che sia stata più aperta più a tutti, cioè che non ci sono state tante distinzioni di fatto e soprattutto la cosa più entusiasmante è che questo gruppo di giovani che c’è attualmente mi sembra molto unito e che secondo me vanno caricati di responsabilità e guidati da gente anche un po’ più grande e matura.

Per quanto riguarda i “piccoli contradaioli” biancocelesti bisogna partire un po’ prima per trovarne il più possibile perché quest’anno ci sono state difficoltà a trovarli per effettuare il PALIO IN GIOCO; inoltre ci vorrebbe anche qualche bambino un po’ più grandicello .

Tutto sommato quest’anno, i nostri bambini torrigiani sono stati bravi, vogliosi e buoni… nel senso che sono buoni anche come comportamento e grazie particolare anche alla disponibilità dei genitori per averli accompagnati alle varie prove fatte nella nostra piazza.

Un ringraziamento particolare a questi nostri amici contradaioli, senza dubbio con un compito tanto arduo quanto entusiasmante… insegnare ai nostri piccoli bimbi biancocelesti i valori e le tradizioni di contrada.